Cj’ho fatte quatt’öve ind’u piatte

Si è fatto quattro uova nel piatto.

Ossia non è andato scarso, ha trovato il suo tornaconto in un affare magari un po’ ai margini della correttezza.

Constatazione dei fatti, con una punta forse di invidia.

Córte e malecavéte

Corto e malnato.

Questo detto si riferiva a persone di bassa statura ritenute erroneamente di animo malvagio, nate sotto cattivi auspici, vittime di un destino ingrato.

Secondo una credenza finalmente debellata, i soggetti bassi di statura non crescerebbero in altezza a causa della loro innata malizia. Tutte fandonie!

Mio cognato rispose ai colleghi camionisti tedeschi spilungoni, che lo punzecchiavano a causa della sua statura, che l’altezza giusta per un uomo vero era la sua, di cm 158: tutti i centimetri in eccesso indicavano la misura di…un pieno di merda!

Ah ah ah! Risate e birra a volontà offerta dagli amici Teutonici pieni di…birra!

Cóste jì ‘u passe müje, addumanne a chi vu’

Questo è il passo mio, chiedi a chi vuoi.

Non mi sposto dal mio modo di pensare, non recedo, sono testardo e cocciuto.
Perciò sarete voi ad adeguarvi a me, e non io a voi.

Cu ‘nu “sì” te ‘mpìcce, e cu ‘nu “no” te spìcce!

Con un sì ti ingarbugli, con un no ti liberi.

Invito a alla prudenza.

Con un , accettando una proposta, rischi di restare imbrogliato, impelagato in situazioni difficili o pericolose. Invece con un bel no, ti affranchi da qualsiasi impegno.

Cüme e fòrze me pòtene freché, ma cüme e cervjille de mèrde ne me fröche nesciüne!

Sul piano della forza fisica mi possono sopraffare, ma su quello dell’ intelletto (cervello) di sterco non mi batte nessuno.

Non è vero! Se qlcu è riuscito a coniare questo arguto detto, doveva avere un cervello molto fino, altroché!

Questa formidabile battuta suscita la risata, perché il lettore o colui che ascolta si aspetta un altro finale. È il meccanismo che fa scattare la risata nelle persone intelligenti. Se poi uno non capisce la battuta, allora sì che ha il cervello di cacca.

Cüme l’amme vìste auànne, chjù mègghje all’anne che vöne.

Come l’abbiamo vista quest’anno, (speriamo che sarà ancora) meglio l’anno prossimo.

È l’augurio che il capo famiglia fa davanti alla tavola imbandita per le grandi occasioni (Natale, Pasqua, Fest’a Madònne, ecc.), prima di cominciare a mangiare. Non so se si usa ancora.

Ricordo con particolare tenerezza la “benedizione” di mio padre, con un ramoscello di ulivo usato come un aspersorio intinto nell’Acqua Santa.

Il gesto era solenne, l’acqua era sparsa prima sulle uova sode pasquali, poste in un piatto sul desco, simbolo della vita, e poi sulle teste dei figli e dei familiari riuniti per il pranzo di Pasqua.

Il papà lo compiva felice di avere attorno a sé tutta la famiglia riunita e recitava la formula, che non aveva nulla di religioso, ma ugualmente significativa, perché tatuccio , il figlio maggiore, o la mamma, completava l’augurio: tùtte quànde ‘nzjimbre! = tutti quanti insieme, come fosse un Amen!.

Io continuo la tradizione e spero che lo facciano anche i miei figli con le loro famiglie.