A busciüje vé ‘nànze e a veretà scappe apprjisse

La bugia va avanti, e la verità corre dietro.

In effetti le bugie, come recita il proverbio italiano, hanno le gambe corte, e non riescono a percorrere molta strada: presto vengono raggiunte dalla verità, decisamente più veloce.

A carne döle all’ùsse

La carne duole all’osso.

Questo detto vuol significare che gli estranei non possono mai compenetrarsi nel dolore quanto possa farlo i familiari più stretti.

Così come il dolore è più lancinante se ad essere colpita è la parte del tessuto muscolare aderente l’ossatura.

Sì, a vüje ve despjéce…la carne döle all’ùsse! = Sì, vi dispiace…ma non potete mai provare il dolore che provo io (che sono parente).

A carne mètte carne, u vüne mètte sanghe, è la fatüje fé jetté lu sanghe!

La carne mette carne, il vino mette sangue, è la fatica fa buttare il sangue!

Buttare il sangue significa morire.

Quindi, per lo scansafatiche lavorare duro è uguale a morire.

A carne mmocche ai sgagnéte

La carne in bocca agli sdentati.

Un modo di dire simile a quello della “chitarra in mani ai cafoni”, o all’altro dei “confetti in bocca agli sdentati”.

Molte volte, pur sapendo della bontà dell’evento occorso, non si hanno le capacità o le possibilità di apprezzarlo.

A catàrre mméne ai cafüne

La chitarra in mani ai villani.

Non che i contadini non possano suonare questo strumento, per carità…

Si cita questo detto quando si vuole evidenziare che non tutti meritano o sanno apprezzare un dono, un oggetto, un servizio che viene loro offerto.

Addjì ca süme jüte a fenèsce: a catarre mméne ai cafüne = Dove siamo andati a finire…La chitarra in mano ai cafoni.

A cècere a cècere ce jègne ‘a pegnéte

A cece a cece si riempie la pentola di terracotta.

Anche se quello che disponiamo sembra scarso, potrà sempre servire. Un po’ per volta si riuscirà a realizzare qlco.

Una botta di ottimismo.