Pàppele

Pàppele s.m. = Tonchio

Nome generico di diverse specie di coleotteri della famiglia dei Bruchidi che, allo stato larvale, sono dannosi per molte piante della famiglia delle Papilionacee e per i frutti secchi di tali piante.

Il tonchio della fava è chiamato dagli specialisti Bruchus rufimanus, quello del pisello Bruchus pisorum e quello dei fagioli Acanthoscelides obsoletus.

Mamma mia che nomi! J’ chiù mègghje a düce pàppele = È meglio dire tonchio

Papùnne

Papùnne s.m. = Babau, l’uomo nero.

‘U papùnne (o anche papònne) era un personaggio orribile, evocato dalle mamme per spaventare i figli irrequieti e costringerli a rigar dritto.

Il mostro poteva arrivare immediatamente proprio quando loro facevano i capricci.

Uì mò vöne ‘u papùnne = Ecco, (lo vedi) ora viene il Babau!

Ai monelli le brave mamme raccontavano addirittura che ‘u papùnne avrebbe afferrato i bambini “cattivi” li avrebbe calati in un sacco per portarseli via nel bosco a mangiarseli! Perciò, zitti e calmi!

Nessuno ci credeva, né la mammina, né i discoli…..ma funzionava, almeno le prime volte!

Paradüse

Paradüse s.m. = Paradiso

In molte religioni, si definisce Paradiso quel luogo in cui sono radunate le anime dei giusti dopo la morte, e sono esaltate in modo eccelso dalla diretta visione di Dio.

Per estensione si definisce ‘nu paradüse un luogo reale della terra bellissimo e incontaminato.

So’ stéte alla Sicìlje: ‘nu paradüse = Sono stato in Sicilia: un vero paradiso.

Per dire “in paradiso” si dice ‘mbaradüse, legando “in” al sostantivo. Qualcuno dice ‘mbaravüse. Per me vanno bene entrambe le versioni.

Ecco un’interessantissima dissertazione di Enzo Renato sulla pronuncia di ‘mbaradüse o ‘mbaravüse:

Mbaravüse in realtà lo dicono i Montanari ed i Montagnoli anche se non escludo che anticamente si dicesse così anche da noi.

Difatti, taluni antichi termini manfredoniani, oggi appaiono ai più come termini montanari, ma solo perché in tale dialetto essi si sono meglio conservati.

Il dialetto manfredoniano invece ha subito, negli ultimi decenni, una maggiore italianizzazione.

Tipici esempi:
- da iniziale doppia d si è passati alla doppia l (cepòlle in luogo di cepòdde; cavàlle, martjidde diventati cavàlle, martjille. È rimasto códde per dire “quello”.

- da sc si è passati a j. da desciüne, scì a dejüne, jì).

A Monte San’Angelo esistono così tuttora, sono rimasti invariati.

Inoltre la convivenza con la popolazione montanara generata, non solo dalla vicinanza, ma anche dai continui e frequenti matrimoni tra questa e quella gente, da sempre attestati nella storia, e maggiormente accentuata a seguito dell’emigrazione di massa, avvenuta nel secolo scorso, da Monte a Manfredonia, hanno creato una tale promiscuità di gente e di dialetti, che oggi è davvero un arduo compito individuare o riconoscere l’appartenenza esclusiva e totale di un certo termine ad uno dei due dialetti.

La mia convinzione è che, in definitiva, anticamente il nostro dialetto non doveva differire poi tanto da quello di Monte Sant’Ant’Angelo, se non nella pronuncia (che è tutt’oggi spiccatamente diversa).”

Paranghéle

Paranghéle s.m. = Palàmito, palangaro.

Grande attrezzo adoperato per la pesca d’alto mare, costituito da una lunga cima distesa orizzontalmente, da cui pendono centinaia di lenze (tecnicamente dette palamére = braccioli) distanziate tra loro di 50 cm e terminanti ciascuna con un amo innescato (con esca).

Usato anche come forma simil-italiano palamüte. Non mi piace.

Parapàtte-e-péce

Pari e patta

Locuzione per indicare che, nei rapporti di affari, di gioco, di dialogo, di controversia, le cose sono andate in parità.

In italiano si dice pareggio, pari, patta e anche insieme questi due ultimi termini, pari e patta a mo’ di rafforzativo.

In dialetto aggiungiamo anche il terzo rafforzativo, caso mai non si fosse capito che si era pareggiato il conto: pace. Siamo un popolo pacifico.

Parauànde

Parauànde s.m. = Mancia

Denaro che si dà senza obbligo, oltre il pagamento di quanto dovuto, a chi ci ha reso un servizio.

Ambito dai ragazzi di bottega quando andavano a consegnare a domicilio l’oggetto confezionato (una giacca, un ricamo, un tavolino, una serie di vomeri o di picconi cui è stata rifatta la punta, una cornice, ecc.)

Letteralmente significa Para-guanto. Non riesco a trovare il nesso per una spiegazione plausibile.