Oppüramènde

Oppüramènde agg. = Oppure, altrimenti

Parte del discorso con funzione disgiuntiva, indica un’alternativa o un’opposizione.

È rafforzata rispetto a quella della semplice congiunzione o: jüne o l’ate = Uno o l’altro.

Mi sembra un po’ una fusione di ‘oppure’ e ‘altrimenti’.

Döpe mangéte o ce jéme a coleche, o juchéme ai carte, oppüramènde ce facjüme ‘na camenéte = Dopo cena o ci mettimo a letto, o giochiamo a carte, oppure ci facciamo una passeggiata.

Orchèstre

Orchèstre s.f. = Palco, cassa armonica

Da non confondere con l’Orchestra formata da persone che suonano strumenti musicali.

Nelle sagre dei paesi del sud Italia con questo termine si intende quella pedana circolare si legno, smontabile, sulla quale si posizionano i suonatori di strumenti a fiato delle bande cittadine locali o ospiti per l’esecuzione di musica lirico-sinfonica nelle piazze, all’aperto.

Solitamente è sormontata da una cupola, anch’essa di legno sorretta da colonnine e arricchita da numerosissime lampadine. Ha la stessa funzione della cassa armonica degli strumenti a corda, ossia di amalgamare e intensificare i suoni sfruttando il fenomeno fisico della risonanza.

D’altra parte in italiano quella parte della platea antistante il palcoscenico riservata ai musicisti che partecipano all’esecuzione della sezione musicale di uno spettacolo teatrale si chiama ugualmente orchestra (anche buca dell’orchestra, o golfo mistico).

Ce vöte ca momò vöne ‘a Fèste, già jì arrevéte l’orchèstre = Si vede che fra poco si avvicina la Festa patronale, è già montata la cassa armonica.

Óseme

Óseme s.f. = Usma

Si pronuncia con la “ó” stretta, quasi una “u”.

La usma, termine un po’ desueto, specifico degli appassionati dell’arte venatoria, è l’odore lasciato sul terreno dall’animale selvatico.

Linguisticamente (in italiano soltanto, perché in dialetto non esiste il verbo corrispondente) deriva da “usmare”, ossia seguire la traccia odorosa.

È quello che fanno i cani da caccia ca sèndene l’óseme, che sentono l’odore della selvaggina, seguono la traccia e guidano il cacciatore verso la preda.

Sendì l’óseme, figuratamente, significa fiutare un pericolo, andare a lume di naso, accorgersi per sensazioni che qlcs non va, insospettirsi, mangiare la foglia.

Simile a sendì l’addöre de jàrse = sentire puzza di bruciato.

Ostia-chjöne

Ostia-chjöne s.f. = Ostia ripiena


(foto Nicola Muscatiello)

Dolce tipico garganico.

Tra due cialde (sfoglia di farina impastata, non lievitata, cotta entro appositi stampi) si stende uno strato di mandorle tostate e caramellate con zucchero e miele.

Secondo me le due cialde insapori che formano il “sandwich” hanno solo la funzione di evitare che le mandorle appiccicose imbrattino le dita quando si porta questa delizia alla bocca.

Soprannome locale: ricordo Lorenzo Castriotta, ex flicorno soprano della locale banda cittadina, corso Manfredi, angolo via dei Celestini. Suonava l’armonium in Chiesa nelle funzioni liturgiche.

L’amico Lino Brunetti ricorda simpaticamente che Lorenzo Castriotta, la cui moglie si chiamava Caterina, ebbero due figli laureati in medicina: venivano perciò chiamati, affettuosamente, Lorenzo e Caterina de’ Medici.

Ózze

Ózze inter. = Puàh

Esprime disgusto, ribrezzo, ripugnanza, repulsione.

Ózze, quante fé škjife = Puah, quanto fai schifo!

Ózze, che fjite ca ce sènte! = Ah, quale insopportabile lezzo che si avverte!

Ózze, te mange i vulüve senza lavéte! = Che schifezza, ti mangi le olive senza averle lavate!