Ntaveléte

Ntaveléte s.m. = Divisorio

Era una parete divisoria fatta di assi di legno, alta circa 2 m partendo dal pavimento, e non arrivava al soffitto.

Nei locali a piano terra, vano unico di circa m 5 x 5, essa delimitava il retro dello stanzone, adibito a camera da letto, dall’ingresso-angolo cottura.

Ora si fanno di cartongesso.

Qlcupronuncia anche ‘ndauléte.

Pasqualü’, quann’jì ca m’appìtte ‘u ndauléte? = Pasquale, quand’è che mi dipingi il divisorio?

Nudecüse

Nudecüse agg. = Borioso

Pieno di superbia, intrattabile, da lasciar perdere.

Alla lettera significa: che è pieno di nodi.

Immaginate i pescatori che calano una cima a mare. Se la corda non ha nodi, scorre bene tra le loro mani. Se invece è piena di nodi, si blocca ad ogni annodatura.

Così è il soggetto nudecüse, non gli va bene nulla e ogni minima parola blocca il discorso.

Simile all’aggettivo ndersüse.

Nüje

Nüje pron. = Noi

È usato da due o più persone che parlano con riferimento a se stesse oppure da una persona per indicare sé e un’altra o altre persone.

Pronome personale, m. e f. 1a pers. plurale

Numenéte

Numenéte s.f. = Nomea, reputazione, fama

Usato prevalentemente con valenza negativa: mala numenéte = cattiva reputazione.

Pòvere a chi töne ‘a mala numenéte = Guai ha chi ha una cattiva reputazione (anche se compie la più nobile dlele azioni verrà sempre denigrato)

Jì’ pe numenéte = Avere (buona o cattiva) nomea.

Mi viene in mente la solita disgraziata: Caremöla Pampanèlle.

Così va il mondo.

Numónne

Numónne avv. = Grandemente, assai, tanto.

Alla lettera significa: un mondo.

Micöle, ma tó mò, quand’anne tjine? Eh, figghje müje, numónne, numónne! = Michele, ma tu adesso, quanti anni hai? Eh, figlio mio, assai, tanti!

Nuöje

Nuöje s.f. = Novena, novenario.

Ciclo di preghiere, pratica di devozione cattolica in cui si dedicano nove giorni consecutivi alla ripetizione di preghiere o riti in preparazione di una festa, per implorare la grazia o per onorare un santo.

Notissime la novena dell’Immacolata o quella di Natale, tuttora praticate dai devoti cattolici.

Qlcu, influenzato dall’italiano, dice anche nuöne o addirittura nuvöne…che volete, al giorno d’oggi tutti hanno frequentato la scuola dell’obbligo, sono senz’altro più istruiti dei loro nonni, ma stanno modificando il dialetto.

Anticamente si implorava la pioggia con novena e processione per i campi. La fede era più schietta e sentita. Credo pure che funzionasse!

Qlcu, che di Dio aveva un concetto aberrante, faceva per conto suo ‘i nuöje per implorare vendetta contro un suo nemico. Qualche mamma apprensiva faceva ‘a nuöje per far maritare la figlia.

Insomma ‘a nuöje era considerata una pratica da stregone di tribù africane piuttosto che una devozione popolare.

In questa forma sbagliata il concetto era: io dò a Dio le preghiere e Lui mi deve esaudire. Do ut des.

Io te dòngo ‘na cosa a tte, e tu mme daje ‘na cosa a mme: roba da tarantella napoletana col Signore.

Che meschinità…