Nnü!

Nnü! escl. = Ecco quà, come avevo previsto, prendi questo, ecc.

È una tipica esclamazione nostrana, brevissima e pronunciata con inflessione di sfida, in tutta risposta a proposte irrealizzabili. Si pronuncia anche mostrando qualcosa, qualche scena, qualche risposta inattesa quantunque prevedibile.

Assume una connotazione volgare se accompagnata da un gesto inqualificabile. Immaginate il “tié!” romanesco pronunciato mentre si fa il gesto dell’ombrello…

Non sapete che cos’è il gesto dell’ombrello? Lo dico per i puri di cuore che non sanno molte cose della vita: il gesto indica sbrigativamente il posto esatto dell’avambraccio dove il nonno appendeva l’ombrello chiuso quando usciva e temeva di incontrare la pioggia. Si batte con il palmo di una mano la parte interna dell’altro braccio, mentre l’avambraccio si solleva col pugno chiuso. Il sollevamento dell’avambraccio vuole mimare l’atto di trattenere l’immaginario ombrello del nonno per evitarne lo scivolamento e la caduta. Ecco, spero di non aver offeso la vostra sensibilità.

- Che bell’ullòrge! Ma fé ‘ccànge? – Nnü!(ombrello) = – Che bell’orologio che hai! Vuoi scambiarlo con il mio? – Ma cosa ti viene in mente?

Nnü, guardéte ch’jì ca ce appresènde mò! = Accidenti, osservate chi, a sorpresa, sta facendo il suo ingresso nella nostra comitiva proprio adesso che non lo aspettavamo più ed avevamo fatto altri progetti senza do lui!

L’ho già ripetuto altre volte che il nostro dialetto ha una capacità di sintesi davvero mirabile. Basta un monosillabo per espremere un concetto di senso compiuto e ben articolato.

Nocche

Nocche s.f. = Fiocco

Nodo con funzione decorativa fatto con una striscia di stoffa, un nastro e sim., che forma due o più cappi lasciando libere le estremità.

Lo stesso vale per l’allacciatura delle stringhe da scarpa.

Nódeche

Nódeche s.m. = Nodo

Legatura di due capi di una corda (o di un filo, nastro lacci ecc.), eseguita in maniera consona alla funzione che vuol si ottenere.

Al plurale è invariabile.

In marineria di sono centinaia di nodi differenti per allacciare le cime.

Nöne

Nöne avv. = no

Come per süne
questa negazione spazientita viene pronunciata dopo reiterati dinieghi.

Talvolta viene pronunciata in maniera distorta come nöme.

Nöme, nen jì accüme decjüte vüje = No, no, non è come dite voi!

Nonne

Nonne s.inv. = Nonno, nonna

E’ padre o la madre di uno dei genitori, considerato rispetto ai loro figli.

Al maschile si pronuncia con la “o” stretta ‘u nónne, mentre al femminile si pronuncia con la “o” aperta. ‘a nònne.

Come vocativo si una dire nennó= il nonno, al maschile e nanò = la nonna, al femminile.

Nennó, quand’ànne tjine? = Nonnino, quanti hai hai?

Nanò, ho dìtte màmme: jògge vjine a mangé a chése = Nonnina, ha detto mamma: oggi vieni a mangiare a casa (nostra).

Nennó e nanò(= la nònne) si usano familiarmente col significato di persona anziana, spec. come vocativo affettuoso.

Per indicare uno dei propri nonni si dice nonneme. La “o” suna acuta per il maschile e grave per il femminile. Nónneme e nònneme =mio nonno e mia nonna.

Per indicare quelli di chi ascolta si dice nonnete, anche qui la pronuncia della “o” indica se si tratta del nonno o della nonna. Nónnete e nònnete = tuo nonno e tua nonna.

Nöre

Nöre s.f. = Nuora

E’ la moglie del figlio.

Se si tratta della moglie del proprio figlio, si dice nòreme; se del figlio di chi ascolta è nòrete.

Con la suocera non sempre ha un rapporto cordiale.

Forse perché entrambe sono diventate con il matrimonio “la signora Rossi”.

Si usa dire davanti a una cosa striminzita:
Eh, e chi jì, ‘u rjéle ca facètte Berte alla nöre? = Uh, e cos’è, il regalo che fece Berta a sua nuora?

Come se tutte le suocere fossero di manica stretta.