N’ate-e-jüne

N’ate-e-jüne agg.indef. = Altro

Diverso, differente da persona o cosa già indicata: Döpe de jìsse jì arrevéte ‘n’ate-e-jüne = Dopo di lui è arrivato un altro.

Nuovo, seguente, ulteriore rispetto al primo, al precedente: Te so’ piacjüte ‘i pezzarèlle? Pìgghje ‘n’ate-e-jüne! = Ti sono piaciuti i dolcetti secchi? Prendine un altro!

Na vuletéta d’ùcchje

‘Na vuletéta d’ùcchje loc.id. = Attimo

Letteralmente: una girata di occhi, un rapido distogliere dello sguardo, un momento di disattenzione.

Corrisponde alla locuzione in lingua italiana: un’attimo di distrazione.

Eh cazze! ‘Na vuletéta d’ùcchje e m’hanne frechéte u borsellüne! = 0h diamine! Un’attimo di distrazione e mi hanno sottratto il borsellino!

Evidentemente era di mercoledì, nella ressa dell’affollatissimo mercato settimanale.

Naltaràrece

Naltaràrece v.i. = Agitarsi, incollerirsi

Con altra locuzione si dice anche pegghjàrece velöne = prendersi veleno.

È la fase di incazzatura che precede l’esplosione dell’ira, che si manifesta con una forte sbraitata se non addirittura con un’aggressione manesca.

Ci si può naltaràrece a sentire i comportamenti non politicamente corretti di qualche uomo di Stato. (Ci voleva la U maiuscola per indicare la carica di Statista, ma non me la sono sentita, ed ho messo la u minuscola….pecchè stéche naltaréte!= perché sono imbufalito).

Scusate il neologismo, ma descrive bene lo stato di incazzatura che pervade molti altri Italiani in questo momento…

Tornando al termine: presumo che derivi da alterarsi, nel senso di cambiare, passare da uno stato di serenità a uno di agitazione, variare di umore.

Nammechéte

Nammechéte agg. e s.m. = Empio

Ammesso anche ‘nnammechéte e ‘namechéte.

Chi o che non rispetta le cose sacre, sacrilego.
Per estensione: irriverente verso istituzioni e tradizioni consolidate.

Credo che alla lettera significhi: “che è inimicato” (con Dio o con il Codice penale), parola dotta sfuggita a un prete sul comportamento scellerato di qlc farabutto.

Ne lu dànne avedènze a códdu nammechéte! = Non gli dare retta a quell’infame.

Nanarjille

Nanarjille s.m. = Strùffolo

Prodotti dolciari tipici del sud-Italia

Si tratta di tocchetti di pasta dolce ricavati da un cannello di farina zucchero e buro.

Una volta fritti,vengono ricoperti di miele o vünecùtte = vino-cotto, ossia mosto di uva o di carrube bollito e addensato. In Campania si chiamano “struffoli”, in Sicilia e in Calabria “porcedduzzi”.

Durano anche un mese.

Nannùrche

Nannurche s.m. = Orco.

Nannùrche era lo spauracchio che le nostre mamme ci paventavano per indurci a stare buoni.

Ce lo descrivevano come un cannibale che mangiava i bambini e che era dotato anche di una voce bestiale.

Se qualcuno alzava la voce un po’ troppo, veniva invitato a calmarsi con: “Statte calme, ch’assemigghje a Nannurche abbasce a l’urte!” = Calmati, che sembri Nannurche, che dimora giù all’orto!

Meno male che noi non siamo venuti su complessati, dopo tutte queste cose orribili ci hanno raccontato le mamme e le nonne! Roba da film horror

Ma noi monelli facevamo credere di temere l’orco, e sotto sotto ce la ridevamo…