Mangé ‘u cüle d’a jallüne

Mangé ‘u cüle d’a jalleüne loc.id. = Protestare, brontolare, borbottare

Alla lettera significa: Mangiare il culo della gallina.

È una domanda ironica che si rivolge a colui che è sempre scontento e trova da ridire in continuazione.

Statte ‘nu pöche cìtte! E che t’ha mangéte, ‘u cüle d’a jallüne? = Sta un po’ zitto! Che hai mangiato, il culo della gallina?

Ritengo che l’origine di questo detto, riferito al bisbetico, vada ricercata intorno al desco, allorquando la madre ha suddiviso le porzioni della gallina in brodo tra i membri della sua famiglia.

Infatti le cosce sono andate al papà e al figlio grande, perché devono sopportare i lavori gravosi in mare o nei campi; il petto alla sorella gracile e delicata di salute; le ali alla mamma perché hanno poca polpa; e la parte meno pregiata al figlio minore, tanto poi in casa troverà qualcos’altro per compensarsi…

Mangé ‘u péne tùste

Mangé ‘u péne tùste loc.id. = Fare esperienza, pratica, tirocinio

La locuzione, alla lettera, significa: Mangiare pane duro.

Quando una volta il pane si faceva in casa, doveva durare minimo una settimana, e perciò – dopo il primo giorno – diventava duro e bisognava mangiarlo così duro fino alla prossima panificazione. Si mangiava praticamente pane duro quasi tutti i giorni. Il lunghissimo tempo necessario ad apprendere un mestiere.

Insomma, uà mangé de pene tùste, figuratamente, significa: ne deve passare di tempo per fare esperienza, per arrivare ad un buon grado di conoscenza del proprio mestiere. Insomma il poveretto è alle prime armi e non ci si può aspettare più di tanto. Dovrà fare ancora molta strada.

A proposito di pane duro, mi è stato raccontato che quando arrivava il pane fresco, un papà accorto non lo faceva mettere a tavola fintantoché non diventava duro.

Ho chiesto incuriosito la ragione, oggi incomprensibile, di questo atteggiamento paterno. Ebbene la risposta è stata sorprendente: altrimenti il pane sarebbe finito prima, perché quando è fresco si consuma in quantità maggiori rispetto alla quota giornaliera, e perciò la provvista di farina si esauriva anzitempo.

Vallo a reaccontare ai giovani d’oggi, tutti alle prese con le diete…..

Manghe

Manghe avv. = Nemmeno, sinistra, mancino

1) Manghe avv. = Nemmeno, neanche

À truéte i spàrge’ – Manghe jüne = Hai reperito degli asparagi selvatici per i campi? Nemmeno uno!

Jü nen sò stéte – Manghe jü = Io non sono stato – Neanche io!

Manghe li chéne = Non lo auguro nemmeno ai cani!

2) Manghe agg. = Mancino, situato a sinistra.

‘A ména manghe = La mano sinistra, o anche a sinistra

Mangiajòrze

Mangiajòrze agg. = Approfittatore.

Epiteto spregiativo che definisce colui che approfitta dalla fiducia altrui.

Quando in una bottega artigianale i lavoranti ricevevano una mancia, ponevano il denaro raccolto in comune e poi, successivamente lo dividevano in parti uguali a fine settimana.

Capitava spesso che qualche furbo si portava via una parte del malloppo..Ecco perché si definiva mangiajòrze, colui che mangiava anche la parte altrui.

Jurgé = guadagnare; jòrze = guadagno

Sinonimo di Tranganére

Mangiandùrce

Mangiandùrce sop.= Che mangia i troccoli

Mangione di troccoli, la tipica pasta fresca pugliese.

Gli piacevano i troccoli. Beh? Mica solo a lui.

E a mè ca me piàcene ‘i recchjetèlle?

Mangiatòrje

Mangiatòrje s.m. = Cibo

Generalmente con il termine mangiatòrje si intende una gran quantità di cibo disponibile in occasione di un banchetto, di una festa, un rinfresco nuziale.

Au spusalizzje ce stöve ‘nu sorte de mangiatorje = Alle festa di nozze c’era una gran quantità di vivande.

‘Stu càzze penze sèmbe au mangiatòrje = Questo simpaticone pensa sempre al mangiare.

Scherzosamente mia suocera diceva tappelatòrje. Il mangiare tappa lo stomaco?

Da non confondere con ‘a mangiatöre = la mangiatoia