Löte

Löte s.f. = Melma, limo

Fango di terra fine che si forma nelle pozzanghere lasciate dalla pioggia.

Lucchelejé

Lucchelejé v.i. = Urlare

Si può dire anche più correttamente luccheléje

Lanciare grida altissime di dolore, di stizza, si spavento.

Stàtte ‘nu pöche cìtte! Jì da stamatüne ca sté lucchelejànne accüme a ‘nu bummenére…= Sta un po’ zitto! ­È da questa mattina che stai urlando come un licantropo….

Lüce-cappjille

Lüce-cappjille s.f. = Lucciola

Insetto Coleottero che ha l’addome luminescente a intermittenza nel periodo della riproduzione, perché sia un richiamo sessuale.

Il nome deriva dal fatto che per catturare le lucciole, i ragazzi le sorprendevano immobilizzandole col berretto contro il terreno.

Lucèrne

Lucèrne s.f. = Lucerna mediterranea o Pesce prete.

La Lucerna (Uranoscopus scaber) è detta in italiano anche Pesce Prete
Pesce che vive nel Mediterraneo. Ha il corpo allungato nella parte posteriore, la parte anteriore si presenta larga con testa grossa, a cubo, ricoperta di placche dure.

Occhi molto piccoli, bocca ampia con entrambe le mascelle munite di denti presenti anche sul palato.

Colorazione grigio-bruna con macchie bianche sul dorso e sui fianchi, biancastra sul ventre.

Apprezzato se cotto in umido.

Lulìzzje

Lulìzzje s.f.= Liquirizia

La liquirizia (Glycyrrhiza glabra) è un arbusto alto fino a due metri appartenente alla famiglia delle Leguminose.

Con lo stesso nome viene indicato l’estratto vegetale ottenuto dalla bollitura della sua radice ed usato nell’industria dolciaria per confezionare caramelle.

Quello di nostro interesse era un bastoncello ricavato tagliando un po’ della sua radice.

Si cercava la pianta nelle campagne di Siponto, e se ne estraeva un pezzo di radice tagliandolo con un coltellino. Questo stecco, pulito alla meglio e si masticava a lungo, sfilacciando le fibre (sputate a parte) e succhiando il suo sapore dolciastro e profumato.

Gli sputi erano vivacemente colorati di giallo…puah!

Lumüne

Lumüne s.m. = Lumüne

Luce votiva domestica, consistente in uno stoppino cerato tenuto a galla sull’olio lampante (da bruciare), da un quadratino di sughero e carta.

Le nostre nonne accendevano a làmbe davanti a immagini sacre o a foto di parenti defunti (..et lux perpetuam luceat eis…).

L’olio era posto sopra un certo quantitativo di acqua.

Galleggiando su di essa, l’olio innalzava la fiammella quasi al livello del bicchiere, evitanto così di surriscaldarlo e scongiuravano il rischio di rottura del vetro.

Quanto tutto l’olio era consumato l’acqua sorbita dallo stoppino faceva sfriggolare per un po’ la fiammella, e subito dopo la smorzava. Si annullava in questo modo anche il pericolo di incendi.