Lègne

Lègne = s.f.

Per lègne si intende solo quella da bruciare nel caminetto o nei falò.
Bellafè, m’ ‘u dé ‘na lègne a San Gesèppe? = Signora, mi vuoi dare un pezzo di legna per consentirci di accendere il falò la sera della vigilia di San Giuseppe?

Lènghe-Négósse

Lènghe-Négósse s.f. = Lecca-lecca

Grossa caramella piatta inserita in cima a un bastoncino per poterla tenere in mano.

Il lecca-lecca, chiamato a Manfredonia Lènghe-Négósse = Lingua di Negus, aveva sapore, colore e odore di liquirizia, e lasciava ad ogni leccata una scura colorazione nella bocca dei bambini che si potevano permettere di comprarlo.

Forse questo nome era diffuso anche in altre parti d’Italia, tenuto conto che in quell’epoca c’era in cima ai pensieri espansionistici dell’Italia fascista la conquista dell’Etiopia, e perciò l’Imperatore legittimo di quel Paese, Hailé Selassié (gli spettava il titolo nobiliare etiope di Negus neghesti, il Re dei Re), doveva essere ridicolizzato, perché era negro e ritenuto selvaggio ed estremamente bisognoso della grandiosa civiltà del Fascismo.

Tutte stronzate che ora ci fanno ridere. Nel fu così nel 1936 purtroppo.

Lènze

Lènze s.f. = Benda, lenza

1) Lènze = Benda. Fettuccia di tela bianca, larga cm 8 e lunga cm 80, con uno dei capi piegato a triangolo, dal cui vertice si dipartono due laccetti.

Era usato al posto della garza per bendare piccole ferite o i foruncoli in “maturazione” sugli arti.

2) Lènze= Lenza. Come in italiano, indica il filo sottilissimo e trasparente a un’estremità del quale sono fissati o uno o più ami da pesca.

Lènze-lènze

Lenze-lenze agg. = Lacero, strappato in più parti

Usato nella locuzione Féje lènze-lènze v.t. = Lacerare

Il detto deriva dal fatto che specialmente le lenzuola, dopo anni di usura, si sbrindellano, si riducono a brandelli, si sfilacciano. L’unica cosa da fare, poiché non si possono rattoppare, è quella di ricavarne fasce da usare come bendaggi, o quadrati da usare come strofinacci.

Per estensione, la locuzione facilmente diventa una minaccia verso qlcu: Te fazze lènze-lènze! = Ti riduco a brandelli!

Può essere una sintetica efficace constatazione dopo aver assistito a una zuffa: Ce so’ fàtte lènze-lènze! = Si sono picchiati di santa ragione e si sono ridotti proprio male per le reciproche percosse.

Lessüje

Lessüje s.f. = Liscivia, ranno

Soluzione alcalina di acqua bollente mista a cenere vegetale, di alto potere detergente, adoperata in passato per il bucato.

Mia nonna per dare profumo alla biancheria poneva a bollire anche bucce di arance e/o di mandarino e/o di limone, e foglie di alloro.

Ovviamente si parla dell’era pre-detersivi e il bucato era esclusivamente fatto a mano con gran fatica delle nostre nonne, che solo per far bollire l’acqua attinta dalla cisterna secchio dopo secchio, con la cenere e dovevano accendere il fuoco di legna.

Il gas in bombole è arrivato nel 1950: allora uscì sul mercato anche il sapone in polvere Omo e Olà, e quello a scaglie Lauril, portentosi per lavare le tute (annerite) di mio padre (fabbro).

Ma da allora è cominciato anche il periodo di inquinamento del pianeta.

Lètre

Lètre s.f. = Pagello o Fragolino

Si tratta di un pesce (Pagellus erythrinus) della fam. degli sparidi, comune in tutti i nostri mari. A Taranto lo chiamano Lutrino (presumibilmente dal nome scientifico erythrinus: ecco perché noi similmente lo chiamiamo lètre)

La colorazione del corpo è rosso-rosata, con riflessi argentei. Tipico è il colore giallo degli occhi.

Apprezzato sia arrostito sia in umido.