Lènze

Lènze s.f. = Benda, lenza

1) Lènze - Fettuccia di tela bianca, larga cm 8 e lunga cm 80, con uno dei capi piegato a triangolo, dal cui vertice si dipartono due laccetti.

Era usato al posto della garza per bendare piccole ferite o i foruncoli in “maturazione” sugli arti.

2) Lènze Lenza, come in italiano, indica il filo sottilissimo e trasparente a un’estremità del quale sono fissati o uno o più ami da pesca.

Lènze-lènze

Lenze-lenze agg. = Lacero, strappato in più parti

Usato nella locuzione Féje lènze-lènze v.t. = Lacerare

Il detto deriva dal fatto che specialmente le lenzuola, dopo anni di usura, si sbrindellano, si riducono a brandelli, si sfilacciano. L’unica cosa da fare, poiché non si possono rattoppare, è quella di ricavarne fasce da usare come bendaggi, o quadrati da usare come strofinacci.

Per estensione, la locuzione facilmente diventa una minaccia verso qlcu: Te fazze lènze-lènze! = Ti riduco a brandelli!

Può essere una sintetica efficace constatazione dopo aver assistito a una zuffa: Ce so’ fàtte lènze-lènze! = Si sono picchiati di santa ragione e si sono ridotti proprio male per le reciproche percosse.

Lètre

Lètre s.f. = Pagello o Fragolino

Si tratta di un pesce (Pagellus erythrinus) della fam. degli sparidi, comune in tutti i nostri mari. A Taranto lo chiamano Lutrino (presumibilmente dal nome scientifico erythrinus: ecco perché noi similmente lo chiamiamo lètre)

La colorazione del corpo è rosso-rosata, con riflessi argentei. Tipico è il colore giallo degli occhi.

Apprezzato sia arrostito sia in umido.

Letteciüje

Letteciüje s.f.. = Debolezza organica

Purtroppo la popolazione manfredoniana e di tutto il sud in passato era falcidiata dalla tubercolosi, dovuta a denutrizione e a cattive condizioni igieniche.

Quando a causa dei questi due fattori le persone non avevano i mezzi per sostentarsi, dimagrivano e ce ne jèvene de letteciüje. = se ne andavano di debolezza, deperivano

Lìnnje

Linnje s.m. = Lèndine

Lendine, uovo di pidocchio che si annida alla radice dei capelli.

Si doveva pronunciare, al singolare, lènnje, da lendine; siccome è sempre stato detto al plurale, si è persa memoria di lènnje e si dice lìnnje anche al singolare. Perciò è ritenuto invariabile.

Le nostre nonne erano abilissime a spulciare i nipotini affetti da pediculosi: un po’ come fanno abitualmente gli scimpanzè con i loro cuccioli. Solamente che non li portavano alla bocca come le scimmie!

La no’, me vu’ cerché ‘nghépe se stanno i lìnnje? = Nonna, mi vuoi cercare trta i capelli se ci sono i lindoli?

Lìppe

Lìppe s.m. = Viscidume

È quella sostanza viscida, scivolosa o appiccicosa che copre, ad esempio, il corpo di anguille e polpi, o che si crea sciogliendo i detersivi in acqua, o protraendo troppo a lungo la cottura della pasta alimentare.

Quando ero adolescente associavo immediatamente questo termine al detersivo in polvere LIP, appena messo in commercio credo dalla Mira Lanza.