Lardechèlle

Lardechèlle s.f. = Attinia, ortica di mare

Animale marino della fam. degli Attinidi (Anemonia sulcata)dal corpo polipoide molle, con decine di piccoli tentacoli urticanti, detto anche anemone di mare

Il nome deriva dal Latino “urticula” da “ùrere”, bruciare. Presumo che sia anche la corruzione di l’ardüche = l’ortica. La dimensione minore, rispetto all’ortica terrestre, richiama all’orecchio l’ardechèlle = l’ortichella. Poi l’articolo si è fuso con il sostantivo, ed ecco ‘a lardechèlle.

Ho sentito, per contropartita, che qlcu si è comprato “l’oculo” al camposanto invece che “il loculo”: carenza di orecchio o di istruzione…

Non tutti sanno che in cucina le lardichèlle sono una prelibatezza. Una volta raccolti con una forchetta (attenzione che sono peggio delle meduse) si sciacquano in abbondante acqua corrente, si sbattono con il sale grosso e si lasciano dentro uno scolapasta per far perdere l’acqua e la loro micidiale forza urticante.

Dopo si infarinano e si friggono in olio abbondante.

Il sapore del mare è evidente al primo assaggio.

Lardüse

Lardüse agg. e s.m. = Sozzo. Presuntuoso

1) Lardüse = sporco, untuoso, pieno di macchie di grasso.

2) Lardüse = Presuntuoso. Credo che ‘lardo’ possa essere l’origine plausibile anche di lardüse: (pres)untuoso (untuoso come il lardo), quindi non gradevole.

Definizione di lardüse: Chi (sost.), o che (agg.) dà un senso di fastidio per il suo modo di agire da sbruffone, saccente, smargiasso, gradasso.

Lui vuole stare sempre al centro dell’attenzione.
Nen danne avedènze a códdu lardüse = Non dar retta a quello sbruffone.

Si dà delle arie e ritiene che tutti gli altri abitatori della Terra siano suoi inferiori e subalterni.
Códde jì proprje ‘nu lardüse = Costui è proprio uno sbruffone.

In fondo è patetico, perché non si rende conto della sua stronzaggine (la sua prerogativa ad eleggersi “cilindro di merda”, e scusate il neologismo).

Làrje

Làrje agg. e s.m. = Largo

Làrje, inteso come aggettivo, si riferisce a qlcs di esteso nel senso della larghezza.
Quant’jì làrje ‘stu corridöje = Com’è largo questo corridoio!
Quèsta stréte jì làrje = Questa strada è larga.

Quando è inteso come sostantivo si intende il mare lontano dalla riva o uno spazio esteso.

Ce vedüme ammjizze ‘u làrje d’a chjisa grànne = Ci vedremo in mezzo al largo della Chiesa Grande (Chiesa Madre=Cattedrale). Ossia ci diamo appuntamento in Piazza Duomo, ora Piazza Papa Giovanni XXIII. Bastava anche dire soltanto ammjizze ‘u làrje per capire che, per antonomasia, si intendeva quello della Duomo.

Il concetto “al largo” può essere anche figurato:

Va chéche au làrje = Gira al largo. Sta lontano da me.

Larjüne

Larjüne s.m. = Largo, piazza

Larjüne indica uno spazio urbano di forma variabile, più o meno ampio, circondato da caseggiati.

Non è una piazza (‘u làrje) nel senso che intendiamo generalmente con questo termine perché è di ampiezza relativamente piccola.

Anche perché ‘a chjàzze, che somiglia all’italiano piazza, da noi significa specificamente tutto il Corso Manfredi, la strada a traffico limitata, quasi un’isola pedonale, destinata da generazioni alla passeggiata serale dei cittadini.

Quindi larjüne è uno slargo, una piazza di dimensioni ridotte.

Faccio qualche esempio: quella antistante l’ingresso sud della Chiesa di San Francesco è detto ‘u larjüne Sambrangìsche; quello nei pressi della chiesa Stella Maris è conosciuto come ‘u larjüne d’a Stèlle; quello un po’ più avanti la Chiesa di Santa Maria delle Grazie (‘u larüne Sanda Marüje); quello davanti al fabbricato della Stazione Campagna è ‘u larjüne ‘a stazzjöna cambàgne. Se vogliamo trovare l’etimologia, ammesso che sia corretto, dovrebbe essere un po’ come l’italiano “larghino”

Làschere

Làschere s.f. = Lastrico solare.

Söp’a làschere = Sul terrazzo.

Come quasi tutte le case del sud Italia, la copertura piana degli edifici è ampiamente praticabile.

Molte massaie vanno tuttora a sciorinarvi il bucato.

Quando eravamo ragazzi era una discoteca privata in funzione nelle sere d’estate.

Bastava un mangiadischi portatile, da poggiare sul muretto, una presa di corrente e una lampadina.

Latùne

Latùne s.m. = Lagna

Pianto lungo e molesto, lamentoso, tipico dei bambini.

Per estensione dicesi latune anche un discorso ripetitivo, irritante, tedioso, lungo e insopportabile.

Mo’ cumènze pe ‘stu latune! = Ora comincia con questa lagna!

Nota fonetica: la ù va pronunciata lunga, come se fosse la contrazione del dittongo = uu