Lumüne

Lumüne s.m. = Lumino

Luce votiva domestica, consistente in uno stoppino cerato tenuto a galla sull’olio lampante (da bruciare), da un quadratino di sughero e carta.

I lumini erano confezionati rigorosamente a mano da qualche donnetta che ci guadagnava qlcs vendendoli a dozzine.

Le nostre nonne accendevano a làmbe davanti a immagini sacre o a foto di parenti defunti (..et lux perpetuam luceat eis…).

L’olio era posto sopra un certo quantitativo di acqua.

Galleggiando su di essa, l’olio innalzava la fiammella quasi al livello del bicchiere, evitanto così di surriscaldarlo e scongiuravano il rischio di rottura del vetro.

Quanto tutto l’olio era consumato l’acqua sorbita dallo stoppino faceva sfriggolare per un po’ la fiammella, e subito dopo la smorzava. Si avvertiva un po’ di pouzza, ma si annullava in questo modo anche il pericolo di incendi.

Sono stati messi in commercio i lumini industriali, formati dal solito stoppino che pesca nell’olio sorretto da una specie di treppiedi di alluminio e sughero, tuttora usato dalle nonne fondamentaliste, intransigenti sulle loro tradizioni.

Per il suffragio dei defunto – dicono – ci vuole l’olio, perchè più efficace! Che facciamo con questa moderna cera?

Lunedì de Sepònde

Lunedì de Sepònde avv. = Lunedì in Albis

In tutta Italia il Lunedì di Pasqua, detto familiarmente Pasquetta, viene dedicato tradizionalmente ad una scampagnata. Dopo l’inverno le prime giornate tiepide di primavera invogliano a stare all’aperto.

Ricordiamo che la Pasqua è una Festa mobile (non come il Natale che da secoli ricorre in una data fissa), perché secondo la tradizione ebraica, la Pasqua da essi festeggiata ricorda il “passaggio” dalla schiavitù d’Egitto alla libertà del Popolo di Israele per mano di Mosè. Questa data coincide con il primo sabato dopo la luna piena di primavera. Gesù ha festeggiato con i suoi apostoli la Cena di Pasqua, ricordando proprio l’impresa di Mosè. Subito dopo fu catturato ed ucciso.

La nostra Pasqua è detta appunto di Resurrezione, coincidendo spesso, secondo il calndario, con quella ebraica.

Il lunedì dopo Pasqua, per antonomasia, si chiama de Sepònde = di Siponto, perché per secolare tradizione, quel luogo così prossimo a Manfredonia, era ed è raggiungibile a piedi.

I ragazzotti si avventuravano fin dal mattino, con un fagottino contenente un paio di fette di pane ed una frittatina premurosamente pretarata dalla mamma, e una bottiglietta di acqua. Anche le donzelle, doverosamente accompagnate da qualche zia adulta, si portavano nella pineta di Siponto. Qualche giovanotti portava anche una fisarmonica… In questa atmosfera bucolica sbocciavano anche tenerissimi idilli e giuramenti d’amore.
Insomma una cosa schietta e all’insegna della serenità.

Le persone più anziane che non volevano rinunciare alla tradizine si servivano di una delle carrozzelle pubbliche, che allora fungevano da taxi a trazione animale, che sostavano in attesa di viaggiatori e clienti vicino al binario della ferrovia a Manfredonia-Città.

A Siponto, in attesa della folla, si installavano fin dal mattino presto, gli immancabili venditori di noccioline e gassose nella speranza di fare lucrosi affari. In un periodo con scarsa moneta in tasca non credo che facessero quei grossi guadagni sperati….

Lunghètte

Lunghètte s.f. = Ago da reti

Ago da reti, è chiamato lunghètte perché è lungo e adatto a raccogliere le maglie rotte nell’operazione di rammagliatura (‘ngunacchjé o accumacchjé i rüte = rammendare le reti).

Viene chiamata anche lenguètte, per la sua lamella centrale per il suo aspetto piatto e sottile.

Si tratta di un attrezzo usato per rattoppare e rammagliare le reti da pesca. Generalmente è fatto a mano con legno di olivo, che è elastico e resistente. Credo che ora siano di plastica.
La parte superiore termina a punta e quella posteriore a coda di rondine.
Il filo viene passato tra il sostegno, la linguetta [ricavata incidendo il corpo della lunghètte tanto da formare un lungo "dente"] e la parte inferiore mediante numerosi avvolgimenti e viene rilasciato man mano che si procede alla rammagliatura della rete in riparazione.

Esiste anche quella metallica, formata da un’asticciola di ferro di circa 15 cm, con le due estremità terminanti a forchettina a due rebbi. Il filo è avvolto dall’una all’altra estremità, a matassa.

Luöre

Luöre s.f. agg. = Vero

Che corrisponde alla realtà, alla verità, che è effettivo, reale.

Te sì accòrte ca quànne parléme ‘ndialètte allunghéme ‘i paröle? Veramèeeeende? Sìììì, jì luööööre!… = Ti sei accorto che quando parliamo in dialetto allunghiamo le parole? Sul serio?…Sììììì, è veeeeero!

- Jì luöre ca te sì accattéte ‘na chése? – Sì, jì luöre, agghje fatte ‘u dèbbete alla Banghe. – E bréve a jìsse! = È vero che ti sei comprato un appartamento? Sì, è vero, ho contratto un mutuo con la Banca. Sei stato inaspettatamente bravo.

Lupüne

Lupüne s.m. = Lupino

È una pianta annuale che attecchisce, grazie alla sua straordinaria adattabilità a terreni difficili, dove le altre leguminose falliscono.
Conosciuta fin dall’antichità nel bacino del Mediterraneo.

I lupini coltivati in Europa appartengono a tre specie: lupino bianco (Lupinus albus), lupino giallo (L. luteus) e lupino blu o azzurro (L. angustifolius).

Come tutti semi delle leguminose, quelli di lupino sono ricchi di proteine (fin oltre il 35%) anche se non privi di vari inconvenienti. Infatti essi contengono alcaloidi amari e/o velenosi che devono essere eliminati mediante prolungato lavaggio perché possano essere adoperati nell’alimentazione umana o animale.

I lupini, assieme ai semi di zucca, ai ceci arrostiti, alle fave abbrustolite, alle castagne lesse, erano venduti in cartocci di carta davanti ai cinema, ed erano noti anche con la voce generica di salatjille o spassatjimbe.