Làjene

Làjene s.f. = Sfoglia.

La parola greca laganon era usata per indicare un foglio grande e piatto di pasta tagliato a strisce.

Da laganon deriva il laganum latino, che Cicerone cita nei suoi scritti.

Sottile strato di pasta tirata con il mattarello o con l’apposita macchina.

Da questa sfoglia ‘madre’ si ricavano tagliatelle, tagliolini, maltagliati, pappardelle, lasagne e cannelloni.

Lajnatüre

Lajnatüre s.m. = Mattarello

Strumento di legno di forma cilindrica, usato in cucina per distendere e assottigliare la pasta sulla spianatoia.

Quello pugliese ai due lati presenta due pomelli come fossero manici, di diametro leggermente inferiore rispetto al corpo del cilindro.

Quello emiliano è uniforme e più lungo, come un bastone lungo 80 cm.

Deterrente contro le marachelle dei figli discoli.

Stàteve fèrme, ca se no, mo’ pìgghje ‘u lajnature e v’addr’zze ‘i cùste! = State fermi, altrimenti ora prendo il matterello e vi raddrizzo le costole! (Aiuto!)

Lambasciöne

Lambasciöne s.m. = Muscaro

Pianta delle liliace (Muscaro comosum).

Termine spregiativo per indicare qlcn un po’ fessacchiotto.

Contesto vivacemente perché il “lampascione” ha un bulbo dalle proprietà straordinarie.

Molto apprezzato nella gastronomia pugliese, è ritenuto addirittura un potente afrodisiaco.

Forse non tutti sanno che provoca anche noti effetti indesiderati e dirompenti che… sono nocivi per l’ambiente a causa degli abbondanti gas d’intestino. Roba da buco nell’ozono!

In italiano si dovrebbe chiamare Mùscaro o Cipollaccio selvatico. Ma ormai tutti lo conoscono con questo nome regionale.

Esiste anche il soprannome di Lambasciöne

Lambe

Lambe s.m. e s.f. = Lampo, patella, lumino

1) ‘U lambe s.m = Lampo. Manifestazione visiva delle scariche elettriche nell’atmosfera durante i temporali.

2) ‘U lambe s.m. = Patella.Indica sempre al maschile, la patella (Patella caerulea) attaccata agli scogli. Per divertimento la si staccava dagli scogli su cui vive, per mangiarla all’istante, risciacquata nell’acqua di mare.

3) ‘A lambe s.f. = Lumino. Cilindro di cera o vasetto con olio in cui galleggia uno stoppino, acceso sulle tombe o davanti alle immagini sacre

Làmie

Làmie s.f. = Volta

Una volta era solo la cupola delle case a piano terra, costruita con conci di tufo.

Ora si intende anche il solaio in calcestruzzo armato su travetti precompressi e pignatte di laterizio.

Vulté i làmie = Ultimare il solaio.

Gettare il solaio con il calcestruzzo o chiudere la cupola con l’ultimo concio.

Ovviamente al termine del lavoro il proprietario e gli operai concludevano la giornata con una cena detta Chépecanéle = capo-canale (forse da baccanale = baldoria, gozzoviglia) in un trattoria-cantina preavvertita dell’evento (Ciumarjille, Giuànne, Pachjireche, Menjille, ‘Nzaléte, ecc…)

Lampiunére

Lampiunére s.m. = Lampionaio

Persona addetta all’accensione dell’illuminazione pubblica prima dell’avvento dell’energia elettrica.

Il mestiere esercitato.

Esiste anche un soprannome credo appartenga alla famiglia Grilli.