Jògge

Jògge avv. s.m. = Oggi, pomeriggio

1) Jògge avv.= Oggi, questo stesso giorno; può comprendere anche un tempo più esteso della giornata odierna, per indicare questa nostra epoca, in questi nostri tempi.

Ai tjimbe de jògge = oggidì, oggigiorno.

2) Jògge s.m. = Il pomeriggio. Parte in cui si divide la giornata.

Véche a fatjé ‘a matüne e ‘u jògge = Vado a lavorale la mattina e il pomeriggio.

Per evitare confusioni talora si usa la locuzione döpe mangéte= dopo pranzo.

Jògge tènghe da fatejé ‘a matüne e ‘u döpe mangéte = Oggi ho da lavorare la mattina e il pomeriggio

Jórje

Jórje s.f. = Nume domestico.

Era ritenuta dagli adulti come un fata misteriosa, benefica, protettrice delle case e dei suoi abitatori. I bambini la ritenevano inquietante, perché di notte al buio, la “vedevano” con la coda dell’occhio durante i suoi movimenti all’interno della casa.

Ritengo che il nome Jórje possa derivare da “augurio” ma forse più probabilmente da “Lari”

I Lari (dal latino lar(es), “focolare”) sono figure della mitologia romana che rappresentano gli spiriti protettori degli antenati defunti che, secondo le tradizioni romane, vegliavano sul buon andamento della famiglia, della proprietà o delle attività in generale. Naturalmente, i più diffusi erano i Lares familiares, che rappresentavano gli antenati di quella specifica famiglia.

Nel secolo scorso, fino a quando qlcu ne avvertiva la presenza, la chiamava la Santa Jórje per ingraziarsi questa “presenza” benefica in casa.

Superstizione innocente e certamenmte rassicurante.

Ora che siamo tutti smaliziati non avvertiamo più la sua presenza. Peccato.

Jöse

Jöse s.f. = Chiosa, versaccio

Dovrebbe essere una spiegazione, un chiarimento di un fatto, di un discorso.

Molto più simpaticamente in dialetto la jöse indica un commento irriverente, sonoro e sguaiato, in risposta all’atteggiamento pomposo di qlcu che si atteggia troppo seriamente.

Non proprio la bellissima “pernacchia” di Eduardo De Filippo, ma un grido prolungato e calante di tono: Aaaaaaaaóoooh!!!

Per esempio se - fuori del tempo di Carnevale - appare per la via qlcu con cappello a bombetta, guanti e bastoncino da passeggio, ossia vestito come un dandy del primo ‘900, minimo si buscherà una jöse del tipo: “Aaaaaaaaahóooooh!!! Va fatüje, va!!!” = Ehi, va a lavorare (non vedi che sei ridicolo?)!

Che vé facènne pe’ sta giacchètte tutta lòrde! T’anna fé la jöse ‘mmizz’a chjàzze! = Che vai facendo qon questa giacca tutta sporca (mentre il resto è in ordine). Ti faranno sberleffi mentre passeggi sul Corso

Jöte

Jöte s.f. = Bietola

Varietà orticola di barbabietola con foglie commestibili a costa. Quelle campestri, dette in italiano bietoline, sono decisamente più gustose.

Jüje

Jüje pron. = Io

È usato dalla persona che parla per riferirsi a se stessa.

Pronome personale, m. e f. di 1a pers.

Si scrive anche .

Se ‘i fatte ne li sé, mo’ te li düche jüje = Se i fatti non li sai, ora te li dico io.

Jummènde

Jummènde s.f. = Giumenta

La femmina del cavallo, utilizzata più da sella che da tiro.

I cafoni pronunciavano sciummènde, ma non si usa più.