Jìsse

Jìsse pron. = Egli, esso, lui

Usato con riferimento a persona presente o nominata successivamente.

Pronome personale, maschile, 3a persona.

Agghje vìste a Giuanne. Stöve ammujnéte. Me l’ho dìtte jìsse = Ho visto Giovanni. Era triste. Me lo hatto lui.

Jòcce

Jòcce s.f. = Apoplessia

Sospensione brusca delle funzioni cerebrali, caratterizzata da perdita di conoscenza e della motilità volontaria.

Siccome tra i sintomi di tale accidente possono esserci anche la perdita della parola o il blocco del respiro, l’espressione viene usata anche quando una persona cambia improvvisamente d’umore: “l’jì venute ‘na jòcce”. = gli è venuto un colpo(apoplettico).

La parola deriva dall’antico “mal di goccia” o “accidente di gocciola” termini che nella scuola medica del ‘600 indicavano l’attacco apoplettico che si riteneva causato da una goccia di un qualche fluido del corpo che cadeva nel cuore.

Quann’agghje sendüte ‘u trune forte, m’jì venüte ‘na jòcce. = Quando ho sentito il tuono forte, mi è venuto un colpo.

Verso qlcn che merita un castigo: Te uà venì ‘na jòcce! = Che ti venga un colpo!

Ancora più drammatico l’anatema : Te uà venì ‘na jòccia malìgne! Brrr….non c’è scampo!

Anche oggi, quando per un’improvvisa arrabbiatura, un’attacco di ira ci fa perdere il controllo rischiando di farci venire un accidente usiamo l’espressione “la goccia che fa traboccare il vaso”.

Jòcchele

Jòcchele s.f. = Chioccia

La gallina nel periodo in cui cova le uova o accudisce i pulcini.

Quando da lontano si intravede un’adulta con molti bambini scherzosamente si dice: Avì, mò vöne a jòcchele pe’ tutt’i pulecjüne = Eccola, ora viene la chioccia con tutti i pulcini.

Jóccia-jócce

Jóccia-jócce soprann = Matteuccia

Un modo simpatico di chiamare qlcn, come per metterlo in guardia, consiste nel ripetere il nome o il suo diminutivo.

Uhé, Janna-jà, abbéde a te! = Ehi, Anna, Anna, bada a te! (stai attenta).

Sèppa-sè, quann’jì ca te respjigghje? = Giuseppina, Giuseppina, quando ti svegli?

Così anche per Jóccia-jócce. Si riferisce a Mattjócce = Mattia.

Mattia=Mattjócce=Jócce

Solo a Manfredonia il nome proprio Mattia erroneamente è ritenuto il femminile di Matteo, che dovrebbe essere invece, con un suono orrendo, Mattea!

In Basilicata ne ho sentiti di peggiori: Eustachia, Rocca e Rocchina…puah!

Jògge

Jògge avv. s.m. = Oggi, pomeriggio

1) Jògge avv.= Oggi, questo stesso giorno; può comprendere anche un tempo più esteso della giornata odierna, per indicare questa nostra epoca, in questi nostri tempi.

Ai tjimbe de jògge = oggidì, oggigiorno.

2) Jògge s.m. = Il pomeriggio. Parte in cui si divide la giornata.

Véche a fatjé ‘a matüne e ‘u jògge = Vado a lavorale la mattina e il pomeriggio.

Per evitare confusioni talora si usa la locuzione döpe mangéte= dopo pranzo.

Jògge tènghe da fatejé ‘a matüne e ‘u döpe mangéte = Oggi ho da lavorare la mattina e il pomeriggio

Jórje

Jórje s.f. = Nume domestico.

Era ritenuta dagli adulti come un fata misteriosa, benefica, protettrice delle case e dei suoi abitatori. I bambini la ritenevano inquietante, perché di notte al buio, la “vedevano” con la coda dell’occhio durante i suoi movimenti all’interno della casa.

Ritengo che il nome Jórje possa derivare da “augurio” ma forse più probabilmente da “Lari”

I Lari (dal latino lar(es), “focolare”) sono figure della mitologia romana che rappresentano gli spiriti protettori degli antenati defunti che, secondo le tradizioni romane, vegliavano sul buon andamento della famiglia, della proprietà o delle attività in generale. Naturalmente, i più diffusi erano i Lares familiares, che rappresentavano gli antenati di quella specifica famiglia.

Nel secolo scorso, fino a quando qlcu ne avvertiva la presenza, la chiamava la Santa Jórje per ingraziarsi questa “presenza” benefica in casa.

Superstizione innocente e certamenmte rassicurante.

Ora che siamo tutti smaliziati non avvertiamo più la sua presenza. Peccato.