Jalle

Jalle o jallócce o jaddócce s.m. = Gallo, galletto

Uccello domestico, maschio della gallina, con grande cresta e piumaggio vistoso specialmente nella coda.

Modo di dire, riferito ai Foggiani, che festeggiano il 15 agosto: Sanda Marüje ‘nu jallócce a tèste = Santa Maria, un galletto a testa. Non si bada a spese!

In tempo di ristrettezze, un pollo a testa era ritenuta una biasimevole enormità.

Jallìcchje

Jallìcchje s.m. = Spicchio

Ciascuna delle parti staccabili, avvolte da una sottile pellicola, di cui è costituito il frutto degli agrumi o il bulbo dell’aglio.

Jamére

Jamére agg. = Amaro

Amaro, che ha sapore contrario al dolce, come la china, il fiele, il caffé non zuccherato.

Mel Bar Monticchio, entro barcollando un tizio mezzo ubriaco, e per farsi passare i fumi dell’alcol, dietro consiglio di un amico, ordinò in italiano: “Ciccillo, per piacere, fammi un caffé tutto jamaro!”. Beh, non è italiano “jamaro”?

Jamme-suttüle

Jamme-suttüle agg. e soprann.= Gambe sottili

Gambe sottili, con scarsa muscolatura.

Celebre bevitore di vino, dalla larghissima resistenza all’alcol, faceva coppia fissa assieme a tale Selujistre, Silvestro (tipo Doppio Rum e Salasso dei fumetti).

Capitava che si incontrassero nella stessa occasione di bevuta. In sinergia si scendevano un paio di litri a testa senza nemmeno scomporsi.

Jàrze

Jàrze s.f. = Branchie

Organi respiratori dei pesci, di solito situato ai lati della testa dei pesci e di altri animali acquatici, filamentoso o lamellare, ricco di vasi sanguigni.

È un ottimo sistema per accertare la freschezza dei pesci ispezionare le sue branchie. Se sono rosse il pesce è fresco, se sono grigiastre e meglio lasciarli sul banco.

Per similitudine si dicono jàrze le fauci spalancate di qlcu che urla o che si appresta ad addentare un panino.

Jàsceme

Jàsceme agg. = Azzimo

Il pane è azzimo quando non è lievitato. Usato dagli Ebrei durante il periodo pasquale.

Da noi si dice che è jàsceme quando la lievitazione non è stata perfetta, o perché la temperatura ambiente era troppo bassa, o perché il tempo intercorso tra la lavorazione dell’impasto e l’infornatura è stato troppo breve e non ha consentito al lievito di agire compiutamente.

Il pane in questo caso, a fine cottura risulta basso, pesante, con pochi buchi.

Insomma si mangiava lo stesso proprio per non buttare la grazia di Dio.