Nu canìstre de cerése, la söre jèsse e la matüne trése!
Un cesto di ciliege: la seta esce e la mattina entra.
I cjile stelléte = il cielo stellato
Un cesto di ciliege: la seta esce e la mattina entra.
I cjile stelléte = il cielo stellato
Con la bocca in continuo movimento, con le mani si maneggia, tra le gambe pende e si dondola.
A cröne du Resàrje = La corona del Rosario
Sopra una montagnola c’era un vecchietto, con una cintura stretta e un cappello largo.
‘u fònge = il fungo
Sbottoni la patta e compare il battaglio (o il pendaglio, o il dondolo)
Indovinello micidiale che porterebbe ad un’errata soluzione…
Si tratta semplicemente della spiga del mais: infatti per far comparire la pannocchia bisogna aprirsi un varco tra le foglie che la ricoprono. Ricordo ai distratti che una volta sgranata la pannocchia, rimane un totulo legnoso detto in dialetto‘u tòtere.
Dalla serie “non si butta niente” questi totuli, opportunamente tritati e trattati, vengono usati per preparare lettiere destinate ad animali domestici.
C’è un cielo cosparso di stelle.
Che cos’é?
Il lettore PEPPE mi dà lo spunto per spiegare questo indovinello.
È una cosa schifosa, ma purtroppo vera: nei tempi passati (diciamo fino a metà del secolo appena passato), quando non tutte le case disponevano di acqua corrente o di fognature, per i bisogni corporali si usava il famoso ruàgne = cantero, detto anche prüse o cacatüre.
Era adoperato prevalentemente dalle donne, perché gli uomini evacuavano negli anfratti degli scogli o nei campi di fichi d’india che coronavano la città. Essi per l’occasione, si premunivano di carta di giornale per stujàrece = pulirsi.
Véche a fé ‘nu telegràmme, a fé ‘na spasséte, a mangé düje chelómbre = vado a fare un telegramma, una passeggiatina, a mangiare due fichi fioroni. Eufemismi per dire vado a cacare (scusate, si dice meglio evacuare): la carta igienica a rotoli era privilegio dei benestanti!
Le donne non si lanciavano mai all’aperto per espletare i loro bisogni corporali. Li facevano in casa, come ho detto prima, e non usavano il giornale, bensì uno straccio appeso ad un chiodo dietro il vaso. Dopo la pulizia lo riappendevano per la successiva utilizzazione! (óoooozze! = puah!).
Naturalmente ogni volta si sceglieva un angolo dello straccetto non coperto dalle precedenti tracce di feci essiccate, e dopo qualche giorno il panno era tutto leopardato. Ecco, con un paragone poetico, la mappina cosparsa di cacca come il cielo pieno di stelle dell’indovinello!
Allora il tifo era endemico e nelle epoche precedenti Manfredonia era martoriata dal colera. Bisognerebbe spulciare nelle Relazioni annuali dell’Ufficiale Sanitario del Comune dal 1950 a ritroso.
Sta tua madre con le cosce divaricate, va tuo padre e glielo inserisce, glielo mette.
Scusate l’immagine che può prestarsi a equivoci.
Si tratta del carretto con le stanghe sollevate in attesa di essere attraccato al cavallo.