Felatjille

Felatjille o felatjidde s.m.= Spaghetti o vermicelli.

Varietà di pasta alimentare secca.

Etimo: in dialetto deriva certamente da filo e filato, mentre in lingua deriva da spago per spaghetto e da vermi per i vermicelli, indubbiamente per l’aspetto filiforme della pasta, caratteristica della gastronomia italiana.

Felére

Felére s.f. = Fila

Serie di cose o persone allineate una accanto all’altra (allineamento) o una dietro l’altra (successione).

Felére de bettüne = fila di bottonio

Felére d’àreve = Fila d’alberi

Feletüre

Feletüre s.m. = Tappo, turacciolo.

Tappo di sughero usato prevalentemente per bottiglie di vino, fiaschi, damigiane, barilotti.

(Nel barese lo chiamano con lo stesso etimo “le feldùre”).

Per turare il “cicino” invece del tappo di sughero, si adoperava il rocchetto vuoto di legno, quelli per sarti su cui avvolto il filo di refe dei sarti e calzolai.

Però si chiamava sempre “feletüre”.

Figuratamente era l’atto sessuale. Ormai è in disuso (il termine feletüre, non l’attività sessuale, per fortuna….)

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Felìnje

Felìnje s.f. = Fuliggine, ragnatela

1) Fuliggine = deposito nerastro di particelle carboniose residuo della combustione che si forma spec. sulle pareti o nei condotti di scarico di camini, stufe;

2) Ragnatela = tela costituita dai fili sottilissimi che il ragno secerne per catturare gli insetti di cui si nutre.

Per togliere le ragnatele dalle pareti, le nostre nonne usavano una scopa specifica chiamata Scöpe-felìnje fatta con le infiorescenze delle canne di palude.

Si può dire anche felìjene o, come i nostri nonni, felìscene

Fé ‘a felìnje = Togliere le ragnatele. Ovviamente con la scöpe felìnje

Fenetòrje

Fenetòrje s.f. = Fine

Fine, termine, cessazione definitiva di qlco.

Si usa nella locuzione Fenetòrje de mónne = fine del mondo, per descrivere eventi catastrofici, o anche fenomeni atmosferici intensi, o situazioni di grande confusione, panico, rissa, tumulti.

Fenòcchje

Fenòcchje s.m. = Finocchio

Ortaggio commestibile di forma più o meno tondeggiante, colore bianco verdastro e sapore fortemente aromatico: finocchi al burro, gratinati, in pinzimonio.

La pianta (Foeniculum vulgare), è coltivata per ottenerne le brattee basali, spesse e scanalate, che costituiscono tale ortaggio.

Il termine “finocchio”, è stato utilizzato per denotare spregiativamente un uomo con atteggiamenti femminili o tendenze omosessuali. Il termine, originariamente usato per indicare qualcosa di scarso valore, avrebbe poi assunto il significato di “persona di poco valore, spregevole” e quindi secondo la mentalità del secolo scorso, di omosessuale.

Al plurale fa fenócchje con la “o” stretta.