Fé ‘u Crìste

Fé ‘u Crìste loc.id. = Pazientare

Questa locuzione significa essere buoni, pazienti, e comprensivi oltre di ogni possibile umana sopportazione.

Jìsse ce pìgghje còmete, e jüje a fé ‘u Crìste ammjizze ‘a stréte = Lui fa il comodo suo e io a pazientare in strada.

Evògghje a fé ‘u Crìste, tànde ‘u patrüne nen ascènne!= Hai voglia di aspettare, tanto il proprietario (terriero, che deve pagarti le giornate di lavoro, ti ignora e) non esce di casa.

Pe’ teré ‘nanze ‘a famìgghje sò jüte a fé ‘u Crìste ‘n Germànje = Per provvedere ai bisogni della famiglia sono andato a sgobbare in Germania.

Fé jüna fàcce

Fé jüna fàcce loc.id. = Fare una faccia.

Potrebbe sembrare che qlcn non fa il voltagabbana ed è coerente, non voltafaccia.

Più semplicemente significa: rompere ogni indugio, prendere il coraggio a due mani (anche in italiano ci sono espressioni curiose, come se l’indugio fosse un uovo da rompere, o il coraggio fosse un oggetto con le maniglie da raccogliere da terra).

Stamatüne t’agghje vìste! Allöre è dìtte: mò fazze jüna facce e li véche a cerché ‘a bececlètte ‘mbrìste!
= Stamattina ti ho visto. Allora mi son detto: prendo il coraggio a due mani e gli vado a chiedere in prestito la sua bicicletta.

Fé scènne da ‘ngjile

Fé scènne da ‘ngjile loc.id. = Fare discendere dal cielo

Questa locuzione si usa rivolgendosi a qlcu che vuole esaltare in iperbole i pregi della mercanzia o della prestazione di servizio, dell’abilità sua o di altri. Il più delle volte questi pregi sono inconsistenti.

Ahó, sté facènne scènne da ‘ngjile ’sti pemedöre de Zappunöte! Sèmbe pemedöre so’! = Ehi, stai sperticatamente decantando questi pomodori di Zapponeta! Ma, alla fine, sono sempre pomodori (e non puoi pretendere questo prezzo esoso).

Sté facènne scènne da ‘ngjile ’stu cantande… A me nen me piéce! Cante chjù mègghje Luciéne = Stai lodando oltremodo questo cantante…A me non piace! Canta meglio Luciano.

Chi jì ’stu Vissani? Lu stanne facènne scènne da ‘ngjile…Mamme cucjüne chjù saprüte di jìsse!
= Chi è questo Vissani? Lo stanno esaltando come lo chef insuperabile…Certamente mia madre cucina manicaretti più saporiti dei suoi. (ndr: Ehm, confermo!)

Fechedìnje

Fechedìnje o anche fechedìgne s.m. = Fichidindia

Questo pianta (Opuntia ficus-indica)è originaria dall’America (Indie occidentali, come le chiamo Colombo). I suoi frutti per la loro dolcezza furono paragonati ai fichi nostrani.

Per la stessa provenienza abbiamo i Peperoni e il Mais (Vedi pepedinje e gréndinje).

Il termine è generalmente volto al plurale. Se si vuol indicare un singolo frutto si dice fechedègne

Fecòdde

Fecòdde s.m. = Merluzzetto, falso merluzzo

Pesce a carne bianca della famiglia dei Gadidae (Trisopterus minutus). Si pesca abbastanza vicino la costa, tra la superficie e 300 mt. di fondo, spesso in banchi numerosi. Si ciba in preferenza di crostacei.

Abbastanza comune nel Mediterraneo occidentale ed in Adriatico.

In Terra di Bari li chiamano semplicemente “fichi”, nome che somiglia per etimologia al nome manfredoniano.

So che a Molfetta li chiamano “Nuzze menghiaràjene” ossia il merluzzo fesso.

Non supera i 20 cm e per questo è ritenuto di scarso interesse commerciale. Noi Manfredoniani invece lo apprezziamo, specie se preparato in bianco o fritto.

Féfe

Féfe s.f. = Fava

Pianta erbacea della fam. delle Fabaceae (Vicia faba) con fusto eretto, foglie paripennate, fiori bianchi o violacei e semi schiacciati a forma di rene contenuti in baccelli.

Il seme è commestibile. Di colore verde o bruno, di forma appiattita, che si mangia fresco o secco.

La tradizione vuole che il giorno di Santa Lucia, il 13 dicembre, si consumino le fave lessate con tutta la buccia, dette féfe aggraccéte, ossia aggrinzite, perché così si presenta la corteccia dopo aver tenuto le fave in acqua per tutta la notte prima della bollitura.

Probabilmente perché la loro forma ricorda quella degli occhi, estirpati alla martire)

Questa per effetto della cottura si presenta con delle minuscole pieghe o ondulazioni, insomma “arricciate”.

Si preparano anche arrostite, sempre con tutta la buccia.

Si mangiano come i bruscolini o il pop-corn, ossia per passatempo. Ma è un passatempo solo per coloro che hanno denti robusti…
A me spaccherebbero la dentiera! ‘Nziamé!.

C’era un tale che si piazzava con un suo scanno davanti al cinema Fulgor e vendeva fave e ceci arrostiti in coni di carta.