Fatüje

Fatüje s.f. = Lavoro

Il termine, per affinità al duro dei campi, si confonde con la parola italiana fatica.

Comunque il lavoro consiste nell’impiego di energia diretta a un fine determinato. Attività propria dell’uomo, volta alla produzione di beni o di servizi.

Si distingue in lavoro manuale, o di concetto.

Fàveze

Fàveze agg. = Falso

Riferito ad oggetti: finto, fasullo, contraffatto, falsificato, copiato, imitato.

Stàteve attjinde ca stànne i solde fàveze = State attenti ché circolano banconote false.

Riferito a persona: bugiardo, ingannatore, commediante, ipocrita, simulatore. In maniera esagerata dicesi: favezöne.

Sinonimo: tranganére

Favezöne

Favezöne agg. e s.m. = Insincero

Comportamento falso, menzognero, ipocrita, dissimulatore.

Persona che agisce falsamente.

Làsselu pèrde ca códde jì ‘nu favezöne = Lascialo perdere, ché costui è un menzognero.

Favógne

Favógne s.m. = Favonio

Vento caldo di ponente.Nel versante alpino viene chiamato col nome tedesco di Föhn.

Sia Favonio sia Föhn (o foehn) derivano dal latino favonius, nome con il quale i Romani chiamavano il vento di ponente (il greco zefiro). Il nome è conservato nella regione delle Alpi col significato attuale

Quando spira ‘u favógne si trova frescura stando tappati in casa anche d’estate.

Fazzatöre

Fazzatöre sf = Madia.

E’ una specie di cassa come un grosso tiretto di comò, con o senza coperchio, nella quale si impastava il pane, si lasciava a lievitare, e vi si riponeva una volta cotto.

Fé ‘nu bàlle pe chése

Fé ‘nu bàlle pe chése loc.id. = Fare un ballo per ciascuna casa

È così definita una bellissima tradizione carnevalesca di Manfredonia.

In questo periodo molte case, specie a piano terra, sbaraccato il letto grande, diventavano luogo di ritrovo di comitive di giovani e ragazze per le tre canoniche serate danzanti di Carnevale (domenica-lunedì-martedì grasso).

Fino alla mezzanotte gruppetti itineranti lasciavano il proprio sito con poche persone e con il giradischi in funzione, e giravano le varie “socie” (= locale per i soli soci), il cui ingresso temporaneo era consentito agli estranei solo se si rispettavano rigidissime regole:

1 - gli ospiti, mascherati, potevano ballare tra di loro un giro di danza;
2 - gli ospiti, sempre con la maschera, potevano ballare il secondo giro di danza con i giovani della “socia” che erano sempre a volto scoperto;
3 - gli ospiti dovevano togliersi la maschera e farsi riconoscere prima di salutare e ringraziare gli ospitanti, chiedere di fare un’altro giro di danza, e continuare a girare per altre “socie” fino alla mezzanotte. Dopodiché ognuno tornava nella sua tana a ballare fino all’alba.

Spesso però capitava che qlcu non volesse farsi riconoscere (perché magari si era presentato per rubare un contatto con la ex fidanzata). La colluttazione con il capo-sala era inevitabile!

Fare “un ballo per casa” fisicamente era un po’ una grossa fatica, ma il divertimento era assicurato.

Metaforicamente “fé nu bàlle pe chése” definisce il comportamento di certi chécafurnjille, farfalloni (un po’ quì, un po’ là) che cambiano facilmente ragazza e non vogliono cercare una sistemazione definitiva.