Furmèlle

Furmèlle s.f.. = Bottone.

Piccolo oggetto di vario materiale, spec. a forma di dischetto, gener. con fori al centro, che, cucito a un lembo di stoffa e inserito in un occhiello, serve a chiudere un indumento, un capo di biancheria (giacca, camicia, pantaloni, federe dei guanciali), e può essere usato anche solo come guarnizione.

Nei secoli passati li facevano di osso o di madreperla. Ora li fanno di plastica.

Quelle di qualità scadente erano usate come fiches nei giochi fanciulleschi (sottomuro).

Furnacèlle

Furnacèlle s.f. = Fornacetta, barbecue

(Clicca sull’immagine per ingrandirla)
Contenitore metallico cilindrico a due piani.

Su quello superiore, bucherellato, si ponevano i carboni a buciare.

Sul piano inferiore, per caduta, si accumulava la cenere dei carboni man mano che si consumavano.

Per toglierla, la parete della fornacetta era dotata di una porticina della larghezza di una apposita palettina.

Quella d’uso comune era “caricata” da una adeguata graticola con gli alimenti da arrostire. Carne, peperoni, sardine, baccalà, ecc.

Fatta a mano dai lattonieri. Era fissata a tre piedini di ferro ad asta, verticali, di altezza variabile.

Durante l’uso, gli abitatori dei sottani ponevano l’apparecchio sul marciapiede prospiciente l’uscio per evitare troppi fumi per casa.

In compenso la cottura spargeva per tutta la strada l’odore irresistibile delle sicce o degli sparrüne o dei pepedìnje arrustüte= seppie sparroni, o peperoni arrostiti.

Fuscèlle

Fuscèlle s.f. = Fuscella

Contenitore di giunco intrecciato a forma cilindrica o tronco conica usato per contenere la ricotta. Esso permetteva alla ricotta di sgocciolare il siero in eccesso.

Da qualche decennio si usano solo quelli di plastica, forse da un punto di vista igienico, più pratici, a salvaguardia della salute dei consumatori, anche perché sono “vuoti a perdere”.

Il nome originale è camböse (clicca).

Foto gentilmente fornita da Gigi Lombardozzi.

Fusüne

Fusüne s.f. = Anfora, giara

Grossa giara, quasi senza collo, dalla capacità di oltre 40 litri.

Usata come serbatoio domestico di acqua potabile.

Dotata di bocca larghissima per consentire di introdurre un secchiello per attingere l’acqua da bere o per la cucina, di quattro manici appena abbozzati, e di coperchio di legno per evitare che vi entrassero accidentalmente delle impurità o della polvere.

La parte superiore era come una cupola, smaltata, e con un’apertura bordata. La parte inferiore, terracotta a vista, andava diminuendo di diametro fino alla base.

All’interno era smaltata di un bel color nocciola.

I bambini non potevano avvicinarsi troppo alla fusüne, perché c’era rischio di farla spaccare urtandola inavvertitamente con l’irruenza dei monelli vivaci.

Mi fa venire in mente il famoso divertente racconto di Pirandello “La Giara”, con don Lollò, lo zi’ Rafa…