Furcèlle

Furcèlle s.f. = Forcella

Oggetto o parte meccanica formata da un’asta che si biforca in due bracci.

Noi intendiamo specificamente un ramo opportunamente tagliato e scorticato ed aveva due dimensioni standard.

Quella più piccola, di un metro circa, aveva la funzione di sollevare all’interno del pagliericcio, detto saccöne, dotato di apposite feritoie, le foglie di mais dell’imbottitura.

Quella più grande, alta anche più di due metri, per sostenere la cordicella alla quale si attaccava con le mollette la biancheria lavata a mano.

Furcèlle significa piccola forca.

Furcenèlle

Furcenèlle s.f. = Fionda ad elastici

Arnese per lanciare sassi costituito da una forcella di legno, ricavata da un ramo biforcuto, a forma di Y.
Dalle due estremità superiori partono due fettucce di elastico unite da un rettangolino di cuoio che tratteneva un sasso con gli elastici in tensione.

Un giocattolo un po’ pericoloso, perché il sasso lanciato spesso colpiva la nuca di qualche compagno di giochi…o qualche vetro di finestra colpevole di trovarsi sulla traiettoria del proiettile.

Tutta costruita a mano, impiegavamo vecchie camere d’aria di biciclette e ritagli di cuoio reperiti dal ciabattino.

Furmechjille

Furmechjille s.m. = Formichino.

Dim. di formica. Al femminile dovrebbe fare furmechèlle . Per estensione si è passati al maschile. Era un tipo piccolo e minuto come un formichino.

Furmèlle

Furmèlle s.f.. = Bottone.

Piccolo oggetto di vario materiale, spec. a forma di dischetto, gener. con fori al centro, che, cucito a un lembo di stoffa e inserito in un occhiello, serve a chiudere un indumento, un capo di biancheria (giacca, camicia, pantaloni, federe dei guanciali), e può essere usato anche solo come guarnizione.

Nei secoli passati li facevano di osso o di madreperla. Ora li fanno di plastica.

Quelle di qualità scadente erano usate come fiches nei giochi fanciulleschi (sottomuro).

Furnacèlle

Furnacèlle s.f. = Fornacetta, barbecue

Contenitore metallico cilindrico a due piani. Su quello superiore, bucherellato, si ponevano i carboni a buciare.

Una volta ottenuta la brace le si sovrapponeva la graticola caricata con gli alimenti da cuocere.

Sul piano inferiore, per caduta, si accumulava la cenere dei carboni che si consumavano.

Per toglierla, la parete della fornacetta era dotata di una porticina della larghezza di una apposita palettina.

Fatta a mano dai lattonieri. Era fissata a tre piedini di ferro ad asta, verticali, di altezza variabile.

Durante l’uso, gli abitatori dei sottani ponevano l’apparecchio sul marciapiede prospiciente l’uscio per evitare troppi fumi per casa.

In compenso la cottura spargeva per tutta la strada l’odore irresistibile delle sicce o dei pepedìnje arrustüte= seppie o peperoni arrostite.

Fusüne

Fusüne s.f. = Anfora, giara

Grossa giara dalla capacità di oltre 40 litri.

Usata come serbatoio domestico di acqua potabile.

Dotata di bocca larghissima per consentire di introdurre un secchiello per attingere l’acqua da bere o per la cucina, di quattro manici appena abbozzati, e di coperchio di legno per evitare che vi entrassero accidentalmente delle impurità o della polvere.

La parte superiore era come una cupola, smaltata, e con un’apertura bordata. La parte inferiore, terracotta a vista, andava diminuendo di diametro fino alla base.

All’interno era smaltata di un bel color nocciola.

I bambini non potevano avvicinarsi troppo alla fusüne, perché c’era rischio di farla spaccare urtandola inavvertitamente con l’irruenza dei monelli vivaci.

Mi fa venire in mente il famoso divertente racconto di Pirandello “La Giara”, con don Lollò, lo zi’ Rafa…