Camböse

Camböse s.f. = Cesto per ricotta

Cesto di giunco intrecciato, a forma tronco-conica, usato per riporvi la ricotta.

Dopo che la ricotta si era rassodata per la perdita del siero in eccesso, si poteva facilmente trasferire su un piatto semplicemente capovolgendolo la camböse.

La camböse ha una capacità di oltre un chilo di ricotta.

I cestello più piccoli (da 250 gr a mezzo chilo), sono chiamati con termine simil italiano fuscèlle sf.

Ora non adoperano più il giunco ma la plastica (vuoto a perdere).

Fàcce

Fàcce s.f. = Viso, volto, faccia.

I modi con cui è combinato il termine porta a vari significati (è il caso di dire, a proposito di faccia, varie sfaccettature)…

Per esempio:

1 - Ha’ perse ‘a facce! = Hai perso la faccia. Ti sei sputtanato, non hai il minimo ritegno, sei troppo sfacciato, non ti vergogni? Altro modo simile: nen tjine a facce ‘mbacce (certo, l’ha perduta)

2 - Va’ mìtte ‘a facce ‘ind’u ruagne = Va a mettere la faccia nel càntero. Va a nascondere la faccia nel luogo più impensato, perché l’hai combinata grossa.

3 - Faccia möje! = Faccia mia. Nascondo io la faccia al posto tuo, tanto scandalo il tuo modo di parlare sguaiato, e/o le accuse che mi rivolgi arbitrariamente.

4 - Che facce ca tjine! = Che faccia che hai. Sei sfacciato: con quale coraggio ti presenti ancora al mio cospetto dopo avermi denigrato così aspramente.

5 - Alla faccia töje = Alla faccia tua. Agisco a dispetto tuo, in barba al tuo gradimento.

6 - Fàcce-a-pröve = Faccia a faccia. Raffronto tra due o più persone allo scopo di smascherare un bugiardo o individuare l’autore di qualche azione riprovevole. Raramente la cosa finiva lì. Una zuffa era già preventivata, faceva parte inevitabilmente del rituale del faccia-a-faccia.

7 - Tenì fàcce = Essere sfacciato, sfrontato; il suo contrario nen tenì facce = Essere timido, discreto, imbarazzato.

E tó tjine facce d’appresendàrete döpe quelle ch’ cumbenéte? = E tu hai la sfrontatezza di presentarti (al mio cospetto) dopo quello che hai combinato?
Va balle püre tó! = No, nen tènghe facce! = Va a ballare anche tu! No, mi imbarazzo.

8 - Fé döj fàcce = Avere due volti, essere falso, insincero, inaffidabile. Davanti ti sorride, di spalle ti pugnala (metaforicamente s’intende).

9 - Jèsse faccia storte = Come il precedente: essere insincero, sleale, disonesto.

10 - Fé a faccia storte = Fare una smorfia perché non si condivide quello che si ascolta. Mostrare contrarietà.

11 - ‘Mbàcce = In faccia. A contatto, vicino a, di fronte a.

12 - Menarece ‘mbàcce = Essere vivace, appariscente, appetitoso.
Accüme sò l’alüce? Belle, ce mènene ‘mbàcce! = Come sono le alici? Belle! Saltano agli occhi!

Quando non si sa dove collocare qualcosa, o si invita qlcn a togliersi dai piedi si dice: va lu fé ‘mbacce ‘u nése! = va a farlo contro il naso (che cosa?).

È un eufemismo per dire va lu fé ‘ngüle(scusate ndr) = vàffa….

Facce-canìgghje

Facce-canìgghje s.m. e agg. = Lentigginoso

Persona che ha la pelle cosparsa di lentiggini.

Le efelidi o lentiggini sono delle piccole macchiedi colore giallo-bruno che si manifestano sulla pelle di persone di carnagione chiara e con capelli biondi o rossi.

Per similitudine vengono chiamate canìgghje perché le lentiggini sono simili nella forma e nel volume, proprio alla alla crusca.

Tone ‘a facce-canìgghje = Ha la faccia (e il corpo) lentigginoso

Fàcce-tìnde

Facce-tlnde agg. = Faccia-tinta.

Mio padre, fabbro e meccanico di macchine agricole, era simpaticamente chiamato così dai suoi allievi/operai. Faccia tinta, annerita dal fumo del carbone della forgia.

Faccefrònde

Faccefrònde avv. = Dirimpetto

Persona, o edificio o qlcs situato di fronte, a qlcu.

Mattöje jàvete faccefrònde a mamme = Matteo abita di fronte a (casa di) mamma mia. Dirimpetto.

Faccertöne

Faccertöne s.m. = Scialle di lana. Indumento invernale femminile a trama grossa e pesante, piuttosto grande (etimo fazzolettone).

Era indossato dalle nostre nonne, per coprirsi le spalle e per ripararsi dal freddo.

Se faceva molto freddo, si poteva indossare anche a copertura della testa.

Si usava per uscire e andare a comprare qualcosa dai venditori ambulanti.

Non tutte le nostre nonne potevano permettersi il cappotto, e questo “copri-miseria” era portato con dignità anche per assistere alle funzioni religiose.