Decòtte

Decotte s.m. = Decotto

Bevanda a base di sostanze vegetali bollite in acqua e filtrate e dolcificata.

Notissimo per alleviare il raffreddore ‘u decotte de cambumìlle e fìüre de màule = decotto di camomilla e fiori di malva che le nostre nonne ci preparavano.

A me faceva un po’ schifo: lo bevevo solo perché nonna ci metteva molto zucchero per renderlo più appetibile.

Non sapevamo la differenza fra decotto, tisana e infuso.

Quando il caffé fatto in casa non era di qualità eccellente, era inevitabile paragonarlo al decotto. Il grande Totò usava il termine ciofèca

Delòffe

Delòffe n.p. = Delle “loffe” (silent gas).

Un tale Mattuccjille Deloffe era un grande magiatore di fagioli. E’ chiaro ora perché gli hanno affibbiato questo nomignolo?

Demònje

Demònje s.m. = Demonio

Sinonimo di Diavolo, Bruttabbèstje, Lucifero, Satana, ecc.

Mi pare d’obbligo pronunciare ad alta voce: Cristecevènghe!

Dendéle

Dendéle s.m. = Dentice

Pesce marino degli Attinottèrigi, famiglia degli Sparidi appartenenti al genere Dentex; comune nel Mediterraneo è noto per la prelibatezza delle carni.

Ricordo il grido di un pescivendolo ambulante: Dendéle p’arròste, sparrüne grusse, uhé!

Derrótte

Derrótte s.m. = Rutto

Emissione ,attraverso la bocca, di gas o aria provenienti dallo stomaco.

La formazione di gas all’interno dello stomaco avviene se si mangia avidamente: assieme al cibo scende anche dell’aria, e questa tende a risalire attraverso l’esofago.

Le persone senza contegno li lanciano rumorosamente.

Una volta un Professore, mentre si avvicinava all’aula designatagli per la sua ora di lezione, udì un rutto fragoroso provenire dall’interno della stessa.

Senza scomporsi, appena entrato in classe, sentenzio: Quisti derrótte, ind’i paiüse d’ i pùrche, li chiàmene suspüre! = Questi rutti,nel paese dei porci, vengono chiamati sospiri.

Con un sorriso sono accettati solo quelli emessi dai neonati dopo la poppata.

Desgrazzjéte

Desgrazzjéte agg. e s.m. = Disgraziato

In italiano l’agg. significa che qlcu è stato colpito da sciagura, da sventura, da disgrazia.

In dialetto significa che la sciagura costui l’ha avuta nel cervello, perché si comporta da delinquente, farabutto, furfante, mascalzone, canaglia (basta per oggi?).

Talvolta viene spontaneo esclamare scherzosamente desgrazzjéte! quando qlc amico dice una battuta fulminante o fa uno scherzo un po’ pesante, ma ancora accettabile.

Se poi va fuori limite, parte ugualmente il desgrazzjéte!, ma contemporaneamente a una gragnuola di cazzottoni e ad un corollario di improperi: ghjachitemmùrte, ’stu chjüne de quà, ’stu chjüne de là, ecc…

Per i non Manfredoniani preciso che le “z” del termine hanno un suono dolce, non aspro.