Chedö-chedöje

Chedö-chedöje loc.id. = Che non pensino che…

È una sintetica espressione che spiega l’assoluta mancanza di volontà di intrufolarsi negli affari altrui. Parola d’ordine: rispetto di ogni “privacy” e nessun fraintendimento delle proprie intenzioni.

Nen ce so jüte a truàrle, angöre chedö-chedöje avessa cröde ca vogghje scanagghjé i fatte süje. = Non ci sono andato a fargli visita, per evitare che creda che io ci sia andato per sapere i fatti suoi.

Anche la parlata garganica accoglie questa locuzione con pronuncia diversa: chedè-chedèje.

Si potrebbe tradurre: ‘che è, che non è’…ma non ha lo stesso significato dell’espressione dialettale.

Chedè sarebbe “che è” con una “d” eufonica come in “ad, ed”, o come il “t” francese nei verbi in forma interrogativa alla terza persona que reste-t-il?[che rimane?]

Chegghjöne

Chegghjöne s.m. = Testicolo

“Ciascuna delle due ghiandole genitali maschili contenute nello scroto e destinate alla produzione degli spermatozoi” (De Mauro).

Chegghjöne è una forma piuttosto volgare, corrispondente al termine italiano coglione.
Come aggettivo riferito a persona significa sciocco, ingenuo, stupidotto, credulone, incapace.

Al plurale suona:chegghjüne.

Chelòmbre

Chelòmbre s.m. = Fiorone

Frutto dell’albero di fico, con corteccia grigia, fusto di legno chiaro, dalle foglie a forma di cuore e frutti a pera particolarmente gustosi.

La prima fioritura, in primavera inoltrata, produce i fichi fioroni.

A settembre c’è la seconda gettata, che è la fruttificazione vera e propria.

Notare la differenza di pronuncia: al singolare chelòmbre; al plurale chelómbre.

Quando qulcu andava nelle piantagioni di fichidindia a fare i suoi bisogni corporali, eufemisticamente raccontava di essere andato a farsi ‘na mangéte de chelómbre = una mangiata di fioroni.

Chelüne

Chelüne n.p. = Michelina, diminutivo di Michela.

Deriva dall’ebraico Mika’el, composto da mi, “chi?”, ke, “come” e da El, abbreviazione di Elohim, “Dio”, e significa quindi “chi è come Dio?” (Qui ut Deus?)
L’onomastico è tradizionalmente festeggiato il 29 settembre in ricordo della consacrazione del santuario dedicato all’arcangelo Michele sul monte Gargano.

I Montanari usano, per devozione all’Arcangelo, il femminile Cajéle. Con la pronuncia manfredoniana sarebbe Cajöle, ma fortunatamente non è più usata perché ha un suono orribile.

Si preferisce il diminutivo Michelina, ossia Chelüne. Le generazioni attuali lo pronunciano alla latina Micaéla. Certamente è più armonico.

Ricordo Chelüne ‘a vuccjöre = Michelina la macellaia, che aiutava suo marito Pasquale Arena, nella loro beccheria di Via Tribuna.

Chemò

Chemò s.m. = Comò, cassettone, canterano.

Mobile a cassetti, usato per conservare prevalentemete biancheria da letto e personale.

Deriva dal francese. Il termine è stato adottato anche dalle altre lingue europee
Francese commode (pronuncia comòdd)
Inglese commode, commodes
Portoghese cômoda
Spagnolo cómoda
Tedesco amt, kasten, kommode

Una volta si costruivano esclusivamente a mano e lucidati a spirito. I nostri artigiani – ora purtroppo introvabili – erano bravissimi, compreso il famoso Sfasciachemò, chiamato spregiativamente in questo modo per invidia o per sfottò.

Chenarjille

Cheranjille s.m. = Chilotto, chiletto,

È una valutazione “a occhio” del peso di un oggetto o una derrata alimentare, senza che ci sia un controllo sulla bilancia, cui viene attribuito il valore di circa un kg.

Segnö, accattatìlle ‘stu pólepe ca jì angöre vüve, sarrà ‘nu chenarjille: dàmme sett’èure e böna salüte!
= Signora, còmpratelo questo polpo perché è ancora vivo (appena pescato), sarà un chiletto: dammi sette euro (mangialo) e che si tramuti in buona salute!

Si capisce che è un diminutivo di cüne
= chilogrammo