Bembàtte

Bembàtte escl. = Ben fatto!

Ben fatto è la traduzione letterale, ma non rende il senso vero di questa esclamazione, perché può sembrare un segno di approvazione e di ammirazione.

Essa invece deve significare un rimbrotto, specie se qlcn ha agito come un mupacchiöne e magari dall’impresa avventata in cui si era lanciato ne è uscito malconcio o ferito.

Insomma, vale come un solenne: “ben ti sta, così impari a comportarti da spericolato!”

Bendèlle

Bendèlle s.f. = Metro a bindella

La bendèlle (da benda, striscia, nastro) è quella striscia di tela plastificata, segnata con tante tacche distanziate di un cm, lunga 20 m, avvolta a rotella in una costodia di cuoio, provvista di manovella per il richiamo.

Usata prevalentemente in edilizia per misurazioni manuali estese.

Benedìtte

Benedìtte s.m. = Benedetto

Non ha nulla a che vedere con la liturgia cristiana.

Il “Benedetto” è una pietanza che trae il nome dall’epoca in cui si prepara, ossia nel periodo di Pasqua.

‘U Beneditte contiene cardi, salumi affettati, caciocavallo, uova sode. Una vera bomba di calorie, adatta ai deperiti, bisognosi di una alimentazione ipercalorica.

Benedüche!

Benedüche loc.id. = Benedico!

Nulla a che vedere con la benedizione del rito cristiano…

Si tratta di una formula consolatoria e augurale rivolta verso qlcu per rassicurarlo che non si parla per invidia ma per compiacimento. Come se significasse: bene dico, non dico male.

Mattöje, da quanda tjimbe ca nen te vöte. Sté proprje belle, benedüche! =Matteo, da quanto tempo non ti vedo! Stai proprio in forma, davvero!

Ha’vìste ‘a crjatüre de Lucjètte? Quant’jì bèlle, benedüche! = Hai visto la figlioletta di Lucia? Quant’è bella, proprio bella!

Le credenze popolari spiegavano che in omissione di benedüche la frase assumeva un carattere di sordida invidia, e perciò il soggetto osservato veniva pegghjéte ad ùcchje = “preso ad occhio”, ed era esposto a malori, a rovesci di fortuna ecc.

Ora su queste cose tutti sorridiamo, ma vi assicuro che tuttora - non è vero ma… - qlcu dice ostentatamente la parola magica benedüche, proprio per farsi sentire dall’interlocutore…

Scherzosamente si declama benedüche! quando si vede una persona o un oggetto di dimensioni superiori alla norma: non si sa mai, dovessi causarne il deperimento!

Benghéle

Benghéle s.m. = Bengala, Razzo

Fuoco d’artificio dai colori vivaci; razzo luminoso usato per segnalazioni e, in operazioni belliche, per individuare i bersagli di notte; significa anche cilindro fumogeno, usato per segnalazione, e qualche volta allo stadio con fumi variamente colorati.

In dialetto ha assunto una valenza negativa perché definisce qlcu lungo e fessacchiotto.

Si diceva, per esempio: Sì pròprje accüme a ‘nù benghéle, tutte füme… = Sei proprio come un bengala, tutto fumo…

Oppure ad uno molto alto e snello, in modo accrescitivo: Bengalöne

Bèrefàtte

Bèrefàtte agg. = Bello, avvenente

Che attrae, gradevole per armonia, perfezione formale, grazioso, elegante, curato, dandy.
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Etimo: Ben fatto, bello fatto.,

Anche questo termine è spesso usato un’antìfrasi, come per esempio che furbo! detto al posto del contrario che sciocco!.

Angöre mo’ ce sté arreteranne ‘u bèrefatte! = Solo adesso si sta rincasando il bellimbusto.

Al femminile, giustamente, fa bèrafatte = ben fatta, ben fornata