Accadènte

Accadènte agg. = Appropriato

Che cade a proposito, adatto, opportuno, azzeccato, attinente.

Per il contrario esiste scucchiande

Accarré ‘nanze pjite

Accarré ‘nanze pjite loc.id. = Travolgere

Trascinare con sé qlcu. o qlco., come, ad esempio, un fiume in piena che trascina tutto con sé. Quel nanze pjite mi fa immaginare la fuga precipitosa di un soggetto che non può evitare gli ostacoli posti nella sua corsa, ostacoli che vengono colpiti e travolti perché si trovano “davanti ai piedi”.

L’avverbio ‘nanze (o anche ‘nande) è una contrazione di annànze o annànde = innanzi, avanti, dinanzi
Il verbo accarré significa caricare sul carro e/o trasportare.

Accattàrece ‘u uagnöne

Accattàrece ‘u uagnöne loc.id. = Partorire

Alla lettera significa comprarsi il bambino. La parola “partorire” sembrava troppo tecnica da spiegare a tutti gli altri fratellini della solita numerosa famiglia di una volta.

Comunque questa locuzione verbale idiomatica è rimasta a lungo anche nei discorsi fra adulti.

Frangèsche c’jì accattéte ‘u uagnöne? No, ce völe tjimbe! = Francesca ha partorito? Non bisogna aspettare ancora!

Accatté

Accatté v.t. = Comprare, acquistare

Comprare, acquistare. Entrare in possesso di qlco. attraverso il pagamento del prezzo fissato.

Deriva dal francese achat = acquisto e acheter = comprare.

Accatté a credènze

Accatté a credènze loc.id. = Indebitarsi

Comprare qlcs con pagamento differito, non contestuale all’acquisto.
Il che avviene solo se il venditore “crede” nella solidità economica e nella solvibilità dell’acquirente.

Il venditore a sua volta vènne a credènze = vende concedendo credito.

Nulla a che vedere con la credenza, sia intesa come mobile da cucina con sportelli e alzata, sia come convincimento di fatti non provati.

Una volta si comprava “a credènze” il corredo per la figlia (a tànd’u möse = a tanto al mese, a rate mensili), e sopratutto la spesa alimentare quotidiana.

Il bottegaio segnava su un quadernetto suo e su quello della massaia, uguale, la spesa fatta giornalmente. Mezzo chilo di pane, una “mezza misura” di olio, 10 lire di concentrato di pomodoro, due “quinti” di cannarozzetti, un “quinto” di zucchero, “mezzo quinto” di formaggio.. Tutto era venduto sfuso, alla minuta.

Ogni mese la brava massaia saldava i conti. Talvolta chiedeva di differire la scadenza: “..’u sé, marìteme sté maléte…” = lo sai, mio marito è ammalato… Ovviamente parlo di quando non esisteva la Cassa integrazione né altre forme previdenziali. Se il capo famiglia non lavorava, in casa c’era da fare davvero la fame. In compenso c’era un fortissimo senso di solidarietà da parte del vicinato.

Àcce

Àcce s.m. = Sedano

Il sedano (Apium graveolens), originario della zona mediterranea e conosciuto come piante medicinale fin dai tempi di Omero, è una specie erbacea biennale appartenente alla famiglia delle Apiaceae.

Le varietà più utilizzate in cucina sono il “sedano da costa” (Apium graveolens dulce) di cui si utilizzano i piccioli fogliari lunghi e carnosi, e il “sedano rapa” (Apium graveolens rapaceum) di cui si consuma la radice.

Il mazzetto costituito dalle foglie piccole di sedano, usato in cucina per profumare pietanze, e non in insalata, è chiamato l’accetjille = Piccolo sedano.