Abbènge

Abbènge lo.avv. = A vincere

Nen ce la fé abbènge = Non ce la fa a venirne fuori. Non riesce a sopportare.

Abbènge può essere la contrazione di “a vènge” (a vincere): non ce la fa a vincere, a sopportare, a completare un’azione con le sue forze, a uscire da una situazione difficile.

Cϋme huà fé abbenge? = Come deve fare a cavarsela?

Mi ricordo di una memorabile gara tra il venditore di fichidindia e l’acquirente. Il primo li nettava velocemente col suo coltellino affilato, e il secondo li mangiava man mano che l’altro li apriva.

Insomma il tagliatore era più veloce, e il mangiatore, per quanto si sforzasse, non ce la faceva deglutire un frutto che un altro era già stato pulito.

‘Nce la faciöve abbènge oppure Nen l’abbengiöve = Non ce la faceva a vincere

Abbjàrece

Abbjàrece v.i. = Avviarsi

Mettersi per via (da cui l’origine) iniziare un percorso stradale, o anche, figuratamente, un’azione, un lavoro.

Addjì ca v’abbjéte? = Dove siete diretti?

Talvolta questa domanda innocente, detta con sarcasmo, è tutta una critica sul modo di vestire, sull’inopportunità di eseguiore un lavoro, sull’ineguatezza dei mezzi, ecc. delle persone prese di mira.

Per rincarare la dose si dice tuttora: addjì ca v’abbjéte senza ‘mbrèlle? = Dove volete arrivare (figuratamente) se non avete i mezzi?

Come per dire: ma che cosa volete concludere?

Abbönecónde

Abbönecónde avv. = infine, insomma

La traduzione letterale sarebbe “a buon conto”; in italiano si potrebbe usare la locuzione “ad ogni buon conto” o anche “morale della favola”.
Il lodato vocabolario on line Sabatini-Coletti definise come congiunzione testuale: “conferisce valore riassuntivo e conclusivo a una frase con sequenza di discorso rispetto a quanto detto in precedenza” Basta così, altrimenti questo mio lavoro rischia di diventare un trattato scientifico, cosa che assolutamente non è nelle mie intenzioni!!!!

Abbönecónde vù avì sèmpe raggiöne tó! = Alla fine vuoi sempre aver ragione tu!

Abbönecónde ‘stu capacchjöne uà fé cüme düce jìsse = Alla fine questo testone deve fare a modo suo (come dice lui)!

Abbönecónde, facjüme cüme e cazzöne, da turte a raggiöne = Morale della favola, pare che ora stiamo facendo come “cazzone”, il quale pur avendo torto marcio è riuscito ad aver ragione.

Esiste anche una forma molto più più antica, ormai del tutto desueta, che riporto in questo articolo solo per ricordarlo, cioè: abbönesüje o anche abbunesüje= ebbene sia (sia come tu mi dici, non mi va di replicare). Abbönesüje te vògghje avì crèdete = Alla fine voglio crederti (basta che finisca qui la disputa).

Chi rótte, chi sfascéte, chi arrepezzéte: abbönesüje nen ce stöve na cöse accüme i crestjéne = Chi rotto, chi sfasciato, chi rattoppato: insomma non c’era una sola cosa fatta per bene (come i “cristiani” nel senso di fatta a regola d’arte)

Abbòtte carröre

Abbòtte carröre, o pref. con altra grafia A bòtte carröre loc.id. = Velocemente

Di gran carriera, a gambe levate, in tutta fretta, rapidamente, di corsa, a spron battuto, a tutta birra, repentinamente, ecc.

Stèmme tanda belle nanz’a chése, quànne, tutte ‘na vòlte, jì’rrevéte Giuànne a botte carröre = Stavamo tanto bene davanti casa, quando, improvvisamente, è arrivato Giovanni di gran carriera.

Abbunàneme

Abbunàneme s.f. = Buonanima

Allorquando, nel corso di una conversazione, si nominava una persona deceduta, si diceva abbunàneme de … = la buon’anima di… , in segno di rispetto verso l’anima del defunto.

Me so’ sunnéte abbunaneme di pàteme….
Oppure me so’ sunnéte a pàteme, abbunaneme

Qualcuno dice abbreviatamente bunàneme invece di abbunàneme.

Perché usavamo tanta riverenza verso il defunto, era obbligatorio?

Questa la mia opinione (opinabile): ritenendo che l’anima della persona si trovasse alla presenza del Creatore, la nostra chiamata in causa lo avrebbe sicuramente distolto per farlo avvicinare alla vacuità delle nostre chiacchiere.

Ovviamente la nostra intromissione sarebbe stata inopportuna perché è irriverente verso Dio.

Abbùne-abbùne

Abbùne-abbùne loc.idiom. = Senza essere stato interpellato.

Si dice questa locuzione quando qlcu si intromette nei nostri affari, e magari ne distoglie il fine, o devia l’attenzione, o rimprovera, percuote, urla, senza che nessunoi lo abbia interpellato.

Stöve tanda-bèlle camenànne: abbune-abbune c’jì avvecenéte ‘na maskere e m’ho ‘nghiute di curiànde = Stavo tranquillamente passeggiando quando si improvvisamente si è avvicinato qlcu mascherato e mi ha riempito di coriandoli.

Abbune-abbune so’ cadute ‘ndèrre. = Senza che me l’aspettassi sono caduto per terra.