Avedènze

Avedènze s.f. = Attenzione prestata

Si usa nella locuzione “dé avedènze“, letteralmente significa “dare udienza”, come se il soggetto fosse il Pretore (Giudice di Pace) o il Giudice del Tribunale.

Semplicemente significa “dare retta”, “prestare attenzione”, derivando “udienza” da “udire”, “ascoltare”.

Generalmente viene usato nella forma negativa come consiglio o esortazione a non dar retta agli intoppi o alle provocazioni. ‘Sàlla jì a quella pàcce, nen la dànn’avedènze!

Avì ‘ngarnàgge

Avere nelle grinfie, riuscire ad afferrare qlcu che merita una lezione.

Stesse attjinde ca se lu agghje ‘ngarnagge ‘u fàzze a jacce e jöve = Stesse attento, si mantenga alla larga, perché se riesco a beccarlo lo riduco a malpartito.

La locuzione appare molto più simpatica se uno spasimante desidera avì ‘ngarnaggee glielo sussurra alla sua morosa: un’ora sola ti vorrei…

Certamente non la ridurrebbe in polpette ma la riempirebbe di baci!

Azzetté

Azzetté v.t.. = Accettare

Asserire, ammettere, accettare, approvare, permettere qlco, riconoscere apertamente un errore.

Azzette-süje

Azzètte süje loc.ver. = Sia ben accetto

Locuzione verbale idiomatica, per significare: sia ben accettato, gradisci, apprezza, accogli, gradisci.

T’àgghje purtéte a rijalé ‘na zuppetèlle de pìsce, azzètte-süje… So’ bèlle frìške frìške! = Ti ho portato in regalo una zuppa di pesci, accettata sia… Son belli freschi freschi!

Una variante di benedüche, bene dico, senza cattiveria, tutto positivo.

Azzuppé

Azzuppé v.t.= Inzuppare, ammaccare

1) Azzuppé = inzuppare, immergere in un liquido in modo da imbevere completamente.

Pecchè te mange ‘u péne senza njinde? Alumöne azzùppele jìnd’u latte = Perché mangi il pane senza alcunché? Almeno inzuppalo dentro il latte.

2) Azzuppé = ammaccare, sbattere accidentalmente contro qlco un arto, un dito, la testa, ecc., ferire.

- Che so’ ch’a fatte?
- Agghje azzuppéte ‘a chépe
= - Che cosa hai fatto? - Ho battuto la testa.

Chiavöne

Chiavöne sop. e s.m. = Grossa chiave

Questo soprannome fu affibbiato a qlcu che portava con sé la chiave del portone, di quelle fatte a mano come la maškatüre dallo stesso fabbro.

Io ritengo che sia una storpiatura del cognome Schiavone.