Alózze

Alózze s.m. = Merluzzo o nasello


Viene chiamato anche lózze dagli anziani e con vocabolo molto italianizzato merlózze/merluzzètte dai giovani.

È un pesce marino (Merluccius merluccius) di grande importanza per le marinerie mediterranee ed europee. Viene pescato sia con reti a strascico che con palamiti. Le carni sono delicate e molto digeribili, consumate spesso lesse. I piccoli esemplari sono indispensabili per la caratteristica frittura di paranza.

Il merluzzo nordico (Gadus morhua), pescato nei mari freddi viene consumato essiccato (stoccafisso) o salato (baccalà). Da questo si ricava l’olio di fegato di merluzzo, notevolissimo apportatore vitamine, usato per sostenere i bambini rachitici.

Alüce

Alüce s.f. = Acciuga o Alice

L’acciuga o alice (Engraulis encrasicolus) è un pesce di mare della famiglia degli Engraulidae.

Molto conosciuto e apprezzato – si può usare sia fresco che conservato sotto sale – trascorre la sua vita in profondità fino all’arrivo della primavera. In qusta stagione si i avvicina in branchi fino alla costa sabbiosa per deporre le uova.

Quelle piccole le alecètte = alicette, in dialetto sono chiamate l’alljive (come gli allievi della scuola), e sono mangiate crude, talvolta anche con tutta la loro spinella tenera, condite con olio, sale e pepe.

Per curiosità devo citare che gli “allievi” in terra di Bari sono i polipetti sbattuti e arricciati, anch’essi mangiati crudi.

Mi trovai una volta in un ristorante a Mola di Bari, con dei Bergamaschi colleghi di lavoro, e il cameriere ci suggerì un po’ di “crudo” tenerissimo.
I Settentrionali intesero “crudo” come prosciutto ed accettarono la proposta. Fu necessario, per evitare imbarazzo o malintesi, spiegare loro la differenza dei crudi. Dopo un diffidente assaggio gli Orobici si lanciarono entusiasti in questo rito tribale di iniziazione agli usi crudaioli della gastronomia di Puglia.

Alumöne

Alumöne avv. = Almeno

Per lo meno, se non altro, a dir poco, come minimo.

Amimùrte (L’)

Amimùrte (L’) s.m. = La Commemorazione dei Defunti (per il mondo cattolico: il Due novembre)

È contrazione di: l’aneme ‘i mùrte = le anime dei morti.

Taluni lo pronunciano proprio così, l’ànemimùrte; altri anche l’àlmimùrte, con evidente influsso spagnolo [alma = anima]; altri ancora così come nel titolo, l’àmimùrte, con influsso francese [âme, âmes = anima, anime].

Una volta era una data molto attesa dai bambini, perché a Manfredonia, al contrario di ciò che avviene nel resto del mondo, sono i “morti” che portavano dei doni nella calza, un paio di mesi in anticipo rispetto alla Befana.

Ora per scopiazzare i popoli anglosassoni, è di moda anche alle nostre latitudini festeggiare Halloween, scherzetto o dolcetto…

In Sardegna si svolge il rito de Is Animeddas (Le Streghe), de Su bene ‘e is animas, o de su mortu mortu, dove i bambini travestiti bussano alle porte chiedendo doni. Questo rito in Molise viene chiamato l’anim’ de le murt”.

Vi consiglio di visitare questo post pubblicato sul “vecchio” blog “il manfredoniano.com“:

Ammaluppé

Ammaluppé v.t. = Appallottolare.

Inghiottire il cibo non bene masticato a causa di mancanza di denti.
Il povero sdentato rivolta a lungo il boccone in bocca, per insalivarlo e così poterlo deglutire più facilmente

Ammaluppìje e mjine abbàsce! = Appallottola e butta giù! (ingoia)

Ammanazzé

Ammanazzé v.t. = Minacciare, incombere.

Deriva dallo spagnolo Amanacer (pronuncia amanathèr, quasi amanasèr).

Nun ce pöte assì, pecchè, u mére jì grusse e ‘u tjimbe ammanàzze! = Non si può uscire (per una battuta di pesca), perché il mare è grosso e il tempo minaccia (non ha buone intenzioni