Cangé l’acque ai vulüve
Cangé l’acque ai vulüve loc.id. = Cambiare l’acqua alle olive.
Nulla a che vedere con la salamoia che periodicamente si sostituisce alle olive da tavola per eliminarne l’amaro naturale e renderle commestibili.
È un eufemismo per dire che si ha bisogno di fare pipì…
Al Nord non sanno nemmeno come si conciano le olive da tavola e perciò per loro la frase, alla lettera, sembra misteriosa.
Il detto “pisc e vatt culck? ce l’hai???
Beh, è un rapido “frecabbele“.
Il marito per andare in campagna si alza in ore antelucane. La moglie gli chiede che tempo fa. Infatti se è maltempo non vale la pena fare la levataccia.
Il marito risponde che chjöve e möne ‘u vjinde = piove e tira vento. Allora la moglie gli ordina: Pìsce e vjin’te cùleche = Fai pipì e vieni a coricarti.
Per estensione quando non c’è possibilità di fare altro, si conclude con l’invito ad andare a letto (previa salutare minzione).
Dice Gioacchino Belli nel sonetto La Bona Famija:
“….
E appena visto er fonno ar bucaletto,
‘Na pisciatina, ‘na sarvereggina,
E, in zanta pace, ce n’annamo a letto.
…ma quante ne sai???
L’ho sentita recitare per intero anni fa in TV da Paolo Panelli, e mi è piaciuta molto. Allora l’ho cercata in Internet. Semplice!
In rete ho scovato la famosissima poesia ‘A livella recitata dal grandissimo Totò! Basta avere un po’ di pazienza.