Cangé l’acque ai vulüve

Cangé l’acque ai vulüve loc.id. = Cambiare l’acqua alle olive.

Nulla a che vedere con la salamoia che periodicamente si sostituisce alle olive da tavola per eliminarne l’amaro naturale e renderle commestibili.

È un eufemismo per dire che si ha bisogno di fare pipì…

Al Nord non sanno nemmeno come si conciano le olive da tavola e perciò per loro la frase, alla lettera, sembra misteriosa.

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4 commenti

  1. Apple 16 maggio, 2009 11:42 am

    Il detto “pisc e vatt culck? ce l’hai???

  2. Tonino 16 maggio, 2009 10:22 pm

    Beh, è un rapido “frecabbele“.

    Il marito per andare in campagna si alza in ore antelucane. La moglie gli chiede che tempo fa. Infatti se è maltempo non vale la pena fare la levataccia.
    Il marito risponde che chjöve e möne ‘u vjinde = piove e tira vento. Allora la moglie gli ordina: Pìsce e vjin’te cùleche = Fai pipì e vieni a coricarti.

    Per estensione quando non c’è possibilità di fare altro, si conclude con l’invito ad andare a letto (previa salutare minzione).

    Dice Gioacchino Belli nel sonetto La Bona Famija:
    “….
    E appena visto er fonno ar bucaletto,
    ‘Na pisciatina, ‘na sarvereggina,
    E, in zanta pace, ce n’annamo a letto.

  3. Apple 16 maggio, 2009 10:53 pm

    …ma quante ne sai???
    :D

  4. Tonino 17 maggio, 2009 11:55 am

    ;-)

    L’ho sentita recitare per intero anni fa in TV da Paolo Panelli, e mi è piaciuta molto. Allora l’ho cercata in Internet. Semplice!

    In rete ho scovato la famosissima poesia ‘A livella recitata dal grandissimo Totò! Basta avere un po’ di pazienza.

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