Calecàsse
Calecasse s.m. = Carcassa
Anticamente nel sec. XVII era una bomba incendiaria di ghisa lanciata con obici e mortai anche da navi da guerra.
Il nome (francese carcasse, inglese carcass) si è tramandato in dialetto di generazione in generazione fino ai nostri giorni col suo significato originario di bomba. In lingua italiana ha assunto anche un altro significato di carcame, carogna di animale, intelaiatura, ossatura.
Ai giorni nostri designa in dialetto una bomba-carta lanciata durante lo spettacolo pirotecnico.
Nel finale di una serata di giochi pirotecnici ‘u sparapjizze = l’artificiere di solito lancia tre calecasse, a intervallo di circa dieci secondi l’uno dall’altro, di potenza crescente. L’ultima potentissima deflagrazione annuncia agli astanti che lo spettacolo pirotecnico ha avuto termine.
Per estensione calecasse significa una stoccata, una battuta con un secondo significato, noto solo agli interlocutori presenti.
Nnüh! Ho menéte ‘nu calecàsse! = Oooh! Ha lanciato una botta!
Ringrazio Sator (Salvatore Rinaldi) )per la precisa consulenza. Leggete i commenti e le varie congetture formulate fino a quando non è saltato fuori l’etimo giusto.
Avendo a che fare con i fuochi d’artificio, può essere che Calecasse derivi dalla forma del calicanto (Chimonanthus), fiore appartenente alla famiglia delle Calycanthaceae?
P.S. RINNOVO L’INVITO AGLI AUTORI DI QUESTO SITO:
Perchè non affiancare ai termini anche l’audio?
Un bottoncino che, se cliccato, faccia sentire l’esatta pronuncia delle parole.
In futuro si potrà ipotizzare anche un vocabolario CINO-MANFREDONIANO?
saluti
Caro Sedum,
trovo difficile accostare il calicanto (fiore) a calecasse, fuoco.
Se si fosse trattato di un fuoco di figura, di luce, potevo cercare un’attinenza tra la forma il colore del fiore e quella della figura che si staglia luminosa e mobile nel cielo durante il lancio dei fuochi pirotecnici.
Calecasse invece è un fuoco di “rumore”, non “di luce”. E questa è la distinzione che ne fa Luciano De Crescenzo nei suoi libri su Bellavista.
Ed è pure di quanto di più potente possano crearne gli artificieri.
Decisamente non mi sento avallare questo accostamento.
Che ne pensano i lettori?
L’altro argomento è di carattere puramente tecnico. Interesserò Luigi Beverelli.
Ciao Giovannino….e grazie per i tuoi interventi!
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potrebbe derivare dall’atto di calcare la polvere da sparo nel mortaretto
Questa spiegazione sull’etimo di calecàsse mi pare più plausibile.
Calcare, verbo transitivo, significa calpestare, premere qualcosa, ed anche comprimere, premere qlco su altro.
In definitiva per preparare i calecàsse, ‘u sparapjizze = l’artificiere deve comprimere, compattare polvere pirica su polvere pirica per ottenere quel risultato molto rimbombante che ben conosciamo.
Come dicono i ragazzi di oggi: quoto Sator.
RETTIFICO il mio precedente commento
La carcassa era un antico tipo di bomba incendiaria o di granata, che aveva come obbiettivo l’appiccare il fuoco al bersaglio, e veniva sparata in mortai o cannoni.
Il nome Carcassa infatti deriva dalla composizione di carne e cassa ossia la cassa che contiene la carne. Il termine fu poi usato per indicare anche altri oggetti, quali ad esempio: una nave spogliata del suo fasciame ed un mobile usato come espositore.
E tale bomba era formata appunto da un involucro duro vuoto al suo interno e forato in più punti, da sembrare proprio una carcassa, poi riempito con materiale infiammabile.
[...] ‘U calecàsse, era roba da professionisti perché di grosso potenziale e pericolosissimo in mano ai non esperti. [...]
Bravissimo Sator!!!
Grazie per l’utilissimo suggerimento. Hai avuto una geniale intuizione.
Questa collaborazione è molto apprezzata da me. Chiunque sa e vuole dire il suo parere è invitato a farlo.