Amöre

Amöre s.m. = Amore

Sentimento intenso ed esclusivo verso qcn., spec. una persona dell’altro sesso, basato sul desiderio erotico e sull’affetto. Nella religione cristiana, somma benevolenza di Dio verso le creature e anche slancio spirituale dell’uomo verso Dio e il prossimo.

Fé l’amöre = Essere fidanzato/a (alla maniera antica, in totale assenza di sesso, almeno all’apparenza).

In altre parti d’Italia, la stessa locuzione “fare l’amore” o “fare all’amore” significa accoppiarsi sessualmente.

Nen tenì amöre de…= Non aver affezione per la casa, il lavoro, la compagnia.

Vè škìtte scussjànne, nen töne nescjüne amöre de chése = Va sempre bighellonando, non ha alcuna affezione per la casa.

Nen tenì nescjüne amöre = Essere insipido, non aver alcun aroma o profumo deciso, riferito a ortaggi, pesci, ecc.

Stu cazze de cetrüle nen töne nescjüne amöre = Quest’accidenti di cetriolo non ha alcun sapore.
‘Stu melöne assemègghje a ‘na checòzze: nescjüne amöre = Quest’anguria somiglia ad una zucca: non ha alcun sapore.

Il contrario, ossia ricco di sapore, è amurèvele.

Presumo che sia stata fatta un po’ di confusione con i termini italiani. “Odore+aroma = amöre

Con lo stesso significato si può dire sciapüte= scipito, insapore, o nen dé nè de mè e nè de tè =Non sa né di me e né di te.

Come se i due interlocutori fossero essi stessi, all’assaggio, fatti di sapore diverso, uno dolce e l’altro salato.

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1 commento

  1. Lino Brunetti 23 maggio, 2009 9:29 pm

    Fino ai sette-otto anni d’età ero spesso ammalato e costretto a letto in casa, nello stesso stanzone d’ingresso che fungeva da sartoria, con le giovani aiutanti tutte sedute e ciarlanti.
    Una volta, ricordo, ascoltai la fatidica frase: Fé l’amore nnanz’a porte (letteralmente: fa l’amore sulla porta o nei pressi dell’abitazione, cioé il fidanzamento era ufficiale e noto alle famiglie).
    La frase era rivolta alla figlia di una vicina di casa, abitante oltre l’angolo.
    Realizzai che, finalmente, avrei capito come si svolgesse questa attività misteriosa, che si pronunciava sussurrando ed era assolutamente vietata al nostro linguaggio di bambini.
    La prima sera di guarigione corsi alla casa dei due fidanzati oltre l’angolo e li vidi, ma fu una grande delusione: la ragazza era seduta su una sedia, poco oltre l’uscio, con le spalle alla strada e le ginocchia che toccavano il muro; al suo fianco, piuttosto d’appresso, il giovane era seduto su un’altra sedia con le spalle appoggiate al muro e rivolto verso il centro della strada, mentre la spalliera della sedia serviva da appoggio al suo braccio sinistro con in mano l’immancabile sigaretta accesa. E chiacchieravano!
    Per la cronaca, la ragazza era Ninetta Arena, figlia de Chelüna ‘a vuccjöre (Michelina la macellaia) e de Pasqule ‘u vuccjire (Pasquale il beccaio), mentre il giovane era il mitico e simpaticissimo autista di camion Mimì Facciorusso.

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