Abbunàneme

Abbunàneme s.f. = Buonanima

Allorquando, nel corso di una conversazione, si nominava una persona deceduta, si diceva abbunàneme de … = la buon’anima di… , in segno di rispetto verso l’anima del defunto.

Me so’ sunnéte abbunaneme di pàteme….
Oppure me so’ sunnéte a pàteme, abbunaneme

Qualcuno dice abbreviatamente bunàneme invece di abbunàneme.

Perché usavamo tanta riverenza verso il defunto, era obbligatorio?

Questa la mia opinione (opinabile): ritenendo che l’anima della persona si trovasse alla presenza del Creatore, la nostra chiamata in causa lo avrebbe sicuramente distolto per farlo avvicinare alla vacuità delle nostre chiacchiere.

Ovviamente la nostra intromissione sarebbe stata inopportuna perché è irriverente verso Dio.

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1 commento

  1. Lino Brunetti 5 aprile, 2010 3:22 pm

    Rammentando un vecchio racconto paterno, secondo cui l’anima della “buonanima”, se dovutamente rispettata in vita e anche dopo morto, aiutava il discendente non appena defunto a percorrere la strada verso la sua giusta locazione per l’eterno riposo, prendendolo per mano.
    Questo però, è bene dirlo, era il racconto di un vecchio miscredente e anarchico che non era mai entrato in chiesa perché lui “”non si levava mai il cappello e davanti a nessuno””. Era però rispettoso della memoria dei defunti, tant’è che, raccontava, di aver sognato il proprio nonno, morto da pochi giorni, che raccomandava al nipote adolescente, di non far mancare sulla sua tomba un lume, una luce qualsiasi, perché “”Qua la stréde jì all’u’ scüre brótte, e jü n’agghie truéte mànghe n’abbunàneme pronte a purtàrme a’ mene a’ mene”” (Qui, la strada è molto buia ed io non ho trovato neanche un’anima buona pronta a guidami!)

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