Da quanne jì murte ‘u criatüre nen ce chjaméme chjó cumbére

Da quando è morto il bambino non ci chiamiamo più “compari”

Una volta il padrino di battesimo, il compare, era ritenuto veramente una persona di famiglia. C’era rispetto per tutta la vita tra la sua famiglia e quella del figlioccio. Il legame perdurava anche nel caso di premorienza di uno qualsiasi dei componenti di entrambe le famiglie trattenute da questo legame.

In questo caso, il soggetto si presumeva come un “dimissionario” dalla carica di padrino a causa della scomparsa, solo metaforica, del figlioccio.

È un rimprovero bonario rivolto a qualche amico che per lungo tempo non si è fatto vivo, Come dire: “Beato chi si vede!”

Si rivolge questo Detto anche in modo sarcastico verso qlcn ha fatto finta di non averci riconosciuto in precedenza, quando si trovava in compagnia di persone ritenute più influenti o più importanti di noi.

Accesàgghje

Accesàgghje s.f. = Strage, uccisione, sterminio, sfacelo

Questo sostantivo è usato per lo più in forma metaforica. Insomma più che massacro, sterminio, eccidio, è usato in modo estensivo per indicare un disastro, una rovina, un grave danno.

U vjinde a Sepònde ò fatte n’accesàgghje d’àreve = Il vento, ha Siponto ha causato un’ecatombe di alberi (nella pineta).

Deriva da acciüde e acciüse = uccidere, ucciso.

Matìzze

Matìzze s.f. = Acquazzone

Pioggia abbondante e inattesa. Come durante i temporali estivi: arriva la pioggia improvvisa, abbondante ma ha breve durata.

Accr. matezzöne o con il pleonastico matezzöne d’acque = grosso acquazzone

Presumibilmente deriva dalla lingua spagnola: matiz significa colore, gradazione, sfumatura, tonalità, varietà. Matizar significa colorare.

Beh il temporale, l’acquazzone, porta nel cielo un rapido mutamento nella colorazione delle nubi, che passano dal grigio quasi nero, al grigio plumbeo, al grigio bianco cinerino, fintantoché compare un “buco” di cielo azzurro.

Scravutté

Scravutté v.t. = Scavare, estrarre, allargare una buca.

Il verbo è specifico per operazioni di scavo di piccole dimensioni, come quella che fa il dentista quando deve impiombare un dente: egli scravòtte la polpa dentale cariata con il suo micidiale trapano prima dell’otturazione.

I tarle ànne scravuttéte tutte l’armadje = i tarli hanno bucherellato tutto l’armadio.

Scravutté tórne-tórne = Scavare intorno, allargare una breccia, una fossa (ad es. nel terreno alla base di una pianta per irrigarla o anche per metterla a dimora)

Quando la massaia ha bisogno della mollica di pane per preparare il ripieno delle seppie la va a scravutté = scavare con le mani dalla pagnottella.

Va bene anche la versione sgravutté.

Vìrze

Vìrze s.m. = Verro

Maiale, robusto, sano, destinato alla riproduzione.

Con lo stesso termine i cacciatori indicano il maschio del cinghiale.

Figuratamente vìrze è detto il giovanotto aitante (“aiutante”, come direbbe Totò), ben dotato, e molto sensibile verso l’altro sesso. Talora è definito vìrze anche solo la sua appendice anatomica, efficiente come quella del porco da monta.

Sono i bollenti spiriti della verde età, gli ormoni in sovrannumero, che causano questa naturale eccitabilità giovanile.

Altri soggetti, avanti con gli anni, ricorrono ad artifici (pillolette blu o a polverine bianche) ed ingaggiano le escort per i loro incontri bungheschi. Scusate il neologismo.