Ngappamòsche

Ngappamàsche s.m. = Carta moschicida

Alla lettera significa “acchiappa mosche”.
Si tratta di un sistema ecologico per liberarsi dalle mosche. Usato fino a pochi anni fa, specie nelle zone rurali.
Consisteva in una striscia di carta imbevuta di una sostanza collosa, non tossica, che attirava gli insetti ch,e una volta posatisi su di essa, non potevano più liberarsi.

La striscia era avvolta a spirale all’interno di un cilindretto di cartone. Si stendeva e la si appendeva in casa e la si teneva fin quando si riempiva di mosche per sostuirla con un’altra.

Con l’avvento delle bombolette spray di insetticidi sono scomparse dal mercato.

Statjöle

Statjöle s.f. = Dinamometro, bilancia a molla.

È una bilancia portatile, formata da un involucro metallico a canalina, all’interno del quale è alloggiata una molla a spirale di acciaio, fissata nella parte superiore ad un anello e nella parte bassa ad un uncino.

Agganciando con quest’ultimo la merce da pesare e sospendendola per l’occhiello si provoca l’allungamento della molla, che segna il suo peso con un indice scorrevole su una scala graduata.

Usata spesso dai venditori ambulanti in alternativa alla consueta statöre a piatto.

Presumo che il nome statjöle sia proprio un diminutivo di statöre.

La bilancia portatile, almeno quella più diffusa, aveva una portata di 10 kg e una divisione di 250 grammi per ogni tacca piccola. Ora non si usano più, soppiantate da quelle elettroniche.

Avevo già pubblicato,con il nome comune di velànze a mòlle = bilancia a molla, la descrizione di questo oggetto. Se siete curiosi cliccate qui.

In fisica questo strumento è detto “dinamometro”. e serve per la misurazione della forza, applicando una legge della dinamica basata sulla deformazione elastica della molla, proporzionata alla forza applicata. [Uff!….mi sembra di tornare alla scuola media….Meno male che Wikipedia mi dà una mano!

Assógghje

Assógghje s.f. = Lesina

Strumento del calzolaio costituito da una piccola asta di ferro acuminata, lievemente ricurva, infissa in un manico di legno, atta a forare il cuoio per farvi passare le cuciture.

Si pronuncia con la “ó” stretta. Con la “ò” larga significa: sciogliere, allentare un nodo (dal latino sòlvere).

A differenza da ‘u pundarüle = il punteruolo, la lesina ha anche una cruna sulla punta, come l’ago della macchina per cucire, per eseguire cuciture usando lo spago impeciato.

Usato una volta dai calzolai e dai sellai, quando l’artigianato era fiorente. Oggi questi mestieri sono quasi del tutto scomparsi.

Può derivare dal verbo assugghjì o assògghje = sciogliere. Difatti con la sua punta sottile si riesce a penetrare nel nodo e allentarlo.

La parola assógghje sembra un accorpamento dell’articolo con il sostantivo: ‘a ssógghje = assógghje. Ha origine antiche: infatti i Latini la chiamavano ‘sùbula

‘A pònde de l’assógghje = la punta della lesina. È un simbolo fallico, un eufemismo gergale che indica l’organo sessuale maschile che, come l’arnese del calzolaio, è ben adatto alla penetrazione essendo stati creati entrambi per questa funzione. Ho cercato di usare termini meno volgari possibili…

Ragge

Ragge s.m. = raggio, rabbia.

Come in italiano, alcuni vocaboli al maschile hanno un significato diverso da quello assunto al femminile.

1) Ragge, s.m. = Raggio. Più che come espressione geometrica è quello fisico della ruota del carro o della bicicletta. Anche i raggi solari si chiamano ràgge.

2) Ragge, s.m. = Impeto, forza, potenza di lancio. Solo nella locuzione idiomatica: pe tutt’i ràgge = con tutta la forza possibile. Sbàtte ‘u polepe pe tutt’i ràgge = Sbattere il polpo con tutta l’energia possibile.

3) Ragge s.f. = Rabbia. Rabbia, intesa come malattia dei cani, l’idrofobia. Tenì ‘a ràgge = essere idrofobo.

4) Ragge s.f. = Rabbia, intesa come sinonimo di stizza, ira, collera, odio, irritazione, rancore. Tenì ‘na ràgge = Avere rancore, risentimento, ecc..

5) Ragge s.f. = Un “sapido” giudizio culinario, specie se il gusto del sale è predominante. Jì saprüte ‘stu baccalà? È gustoso questo (intingolo di) baccalà? – Sì ‘na ràgge! = Sì, è salatissimo!

6) Ragge agg. = Ragia, specificamente riferito all’essenza di trementina, detta commercialmente acquaragia, acquaràgge, o, con linguaggio più tecnico, diluente deluènde. Usato dai tinteggiatori per diluire le vernici e risciacquare i pennelli dopo l’uso.

Mòrre

Morre s.f. = Branco, moltitudine, morra.

1 – Mòrre s.f. = Branco, mandria, moltitudine. Indica, quale nome collettivo (vi ricordate la grammatica?) un gruppo più o meno numerose di animali in genere. Specificamente in dialetto si vuole indicare un insieme di suini: ‘na mòrre de pùrche = Un branco di porci.

Talvolta , scherzosamente, si riferisce anche a famiglie numerose.

Tone ‘na mòrre de fìgghje = Ha un mucchio di figli.

Devo citare un divertente episodio: in ospedale si presentarono numerosi familiari di un degente bisognoso di trasfusione. Quando il dottore del reparto emo-trasfusionale chiamò i donatori per cognome, si presentarono tutti insieme: Il medico, esterrefatto e compiaciuto, chiese: “Ma quanti siete?” Gli risposero: “noi siamo una morra!”!!

2 – Mòrre s.f. = Morra, gioco ormai in disuso, tra due giocatori che contemporaneamente “lanciano” la mano mostrando il pugno o delle dita distese, da uno a cinque. Quello che indovina con la voce e con la mano la mossa dell’avversario vince la bevuta. Molto diffuso in Italia, il gioco della morra è stato colpito dai divieti della legge, fin da medioevo, a causa delle frequenti risse che provocava.