Smèrle

Smèrle s.m. = Smerl

Tipo di ricamo per orli che presenta sporgenze e rientri,come le merlature delle torri di fortificazione o dei castelli.

Ritengo che l’etimo sia proprio “merlo” ,nel senso di tratto di mura nelle fortificazioni che sporge in altezza a intervalli regolari.

Uno dei primi punti che le nostre mamme andavano ad imparare dalle bravissime ricamatrici professionali.

Sté ‘ngudda-ngùdde

Sté ‘ngùdda-ngùdde loc.id. = Assillare

Alla lettera significa star addosso addosso, nel senso di non dar tregua, opprimere, assillare.

Un po’ come l’italiano ‘stare alle costole’. Ossia seguire, sservare attentamente in modo che la persona presa di mira righi dritto, non sgarri nemmeno un tantino dalle intese, dalla sua condotta, dai suoi impegni.

Te péje ‘a chése? Stàtte ‘ngudda-ngudde! = (L’inquilino) ti paga (con regolarità e puntualità la pigione relativa al)la casa? Stagli addosso, non dargli tregua!

Un’espressione simile è cué l’àneme = “covare” l’anima. Covare come fanno i pennuti che si pongono sempre addosso alle uova senza lasciarle un solo istante.

Ngùdde

Ngùdde avv. = Addosso

indosso, sulla persona, sulle spalle. Si riferisce a coperte e indumenti da indossare per proteggersi dal freddo o da sguardi indiscreti.

Mìttete ‘na cösa ngùdde! = mettiti qualcosa acdosso (ché fa freddo, o ché sei seminudo).

Presumo che derivi da cùdde = collo, la cui “c” iniziale si addolcisce in “g” in funzione della “n” precedente, come avviene in quasi tutte le parlate meridionali (ndèrre = in terra; ngànne = in gola; mbjitte = in petto, ecc.)

I Napoletani dicono ncuollo. Ricordate la canzone ‘A casciaforte?…Nun tengo Titoli, nun vivo ‘e rendita, nun tengo panne pe ‘ncuollo a me?

Rammento anche il gioco fanciullesco della cavallina, detto saltangùdde.

Cataplàsme

Cataplàsme s.m. = Cataplasma, impiastro

Il termine è quasi italiano. Il cataplasma è un composto ad uso farmacologico per uso esterno, costituito normalmente da impasti di amidi, mucillagini e oli, che si applicano, possibilmente a caldo, sulla pelle per curare reumatismi o altre forme dolorifiche.

Il cataplasma appartiene alla famiglia delle preparazioni galeniche (termine coniato in onore di Galeno di Pergamo fu un medico greco antico,che curù a Roma vari imperatori, fino all’anno 200 d.C., i cui punti di vista hanno dominato la medicina europea per più di mille anni).

Tali preparazioni vengono somministrate inizialmente in dosi ridotte per accertare che il paziente accetti la cura senza grosse controindicazioni (ipersensibilità o reazioni allergiche).

Ricordo ‘u cataplàsme de summènde de lüne = il cataplasma di semi di lino. Riscaldavano questi semi in acqua bollente, li scolavano e li raccoglievano in un fazzoletto. Questo impacco veniva posto sulla parte dolorante. Una “mappazza” caldissima quasi insopportabile.

Questo sistema di cura è ormai scomparso, ma il termine è tuttora usato per indicare una persona noiosa, attaccaticcia, insopportabile, fastidiosa, flemmatica, indecisa, insomma uno che è meglio non trattare per il suo carattere pesante.

Telére

Telére s.m. = Cassetta, telaio

Generalmente intendiamo quelle cassette con il bordo basso, una volta fatte di legno e ora di plastica, usate per contenere il pesce fresco.
Guardate il contenitore, prego, e non il contenuto!

‘Nu telére de justenèlle = Una cassetta di trigliette.

Si usava chiamarle anche spasètte.

Quelle che contengono la frutta in un solo strato (pesche, cachi, pere) con un termine francese sono dette anche platò (plateau, pron. plató, con la ó stretta). Ora le fanno di legno, di plastica e anche di cartone.

Il nome somiglia all’italiano “telaio”, ma se vogliamo dargli questa connotazione intenderemo l’intelaiatura della bicicletta: ‘u telére d’a bececlètte, oppure quell’attrezzo di legno che serve a tendere la tela da ricamare: ‘u telére p’arrecamé.