Mbavedé

Mbavedé v.t. = Intimorire, terrorizzare

Va bene anche mbavedì. Si usava fino agli anni ’60. Lo adoperano ora solo le persone anziane, da cui l’ho appena appreso.

Ha un’origine, se vogliamo, abbastanza dotta, come per dire rendere pavido, timoroso, pauroso, ovviamente con minacce o soprusi.

Al participio passato fa ‘mbavedüte = terrorizzato, impaurito. Ha valore anche di aggettivo.

Con linguaggio burlesco si dice ‘ngacazzéte

Afföre afföre

Afföre afföre, o con altra grafia (preferibile) A före a före loc.id. = Da cima a fondo

Interamente, senza lasciare nulla.

Stu müre sté crepéte a före a före = questa parete è lesionata da cima a fondo.

Agghje fatte ‘na camenéte a före a före ‘u Còrse = Ho passeggiato lungo tutto Corso Manfredi.

Ciànne müje quànne hè putüte, e mò me chiàmene mòneca varvüte

In gioventù ho sfruttato il mio sex-appeal, ma ora in età avanzata sono diventata proprio inguardabile.

Oserei dire proprio un cesso.

La traduzione non è proprio letterale, ma questa grido di angoscia è un rimpianto e non un rimorso.

A carne jì morte e ‘u bröde ce jètte a li chéne

I più anziani pronunciano: A carne jì morte e ‘u bröde ce scètte ai chéne.. Scètte, dall’infinito scetté, più simile al francese jéter

La carne è morta e il brodo si butta ai cani.

Questo proverbio indica una situazione molto triste.
Succede spesso che al decesso di una persona i familiari si contendano i suoi beni, ancorché divisi secondo la legge o secondo il testamento eventuale.
C’è sempre chi non è soddisfatto, ritenendosi leso nei propri interessi.
Così passa in secondo ordine la persona e vanno in primo piano le cose.
Ormai il poveretto è morto, e non è degnato nemmeno di un senso di gratitudine, tanto conta solo quello che ha lasciato…

Conosco casi in cui, tra contestazioni e liti giudiziarie, l’eredità si è dissolta tra avvocati e spese giudiziarie, così come è scomparso l’affetto fraterno.