Mambredunjéne

Mambredunjéne agg. e sost.inv. = Manfredoniano

L’aggettivo manfredoniano si traduce mambredunjéne. C’è quella “u” che trovo inspiegabile in un più lineare mambredonjéne… La tradizione va rispettata e si deve dire mambredunjéne, invariabile per genere e numero.
Me piéce ‘u dialètte mambredunjéne = Mi piace il dialetto manfredoniano.
Quìste so’ chésecavalle mambredunjéne = Questi sono caciocavalli manfredoniani.

Come sostantivo si deve usare la lettera maiuscola: Mambredunjéne = persona nativa, originaria o residente a Manfredonia.

I Mambredunjéne so’ amande de balle = I/le Manfredoniani/e sono amanti del ballo, amano danzare, fare feste. Carnevale docet!
Ce süme truéte a Meléne tutt’i Mambredunjéne pe vedì ‘a partüte = Ci siamo incontrati a Milano tutti i Manfredoniani per assistere ad un incontro di calcio. Allora Watson, eravamo allo Stadio Meazza/San Siro.

Mambredònje

Mambredònje n.p. = Manfredonia

Per effetto di un fenomeno che ho spiegato in home page, su Ortografia e Fonologia in dialetto il gruppo di consonanti nf diventa mb
(Cumbìtte, mbàcce, mbrònde, ecc.).

La parola più adatta per fare un esempio è proprio il nome della nostra amata Manfredonia.

Quando dai ragazzi che hanno frequentato la scuola dell’obbligo, sentite pronunciare Manfredònje, diffidate, perché essi parlano un d.g.m. = dialetto geneticamente modificato, incompatibile con la tradizione!!!

Sartóscene

Sartóscene s.f. = Tartaruga

Detta anche Sartójene = testuggine

Rettile (Testudo hermanni) con carapace lungo fino a 26 cm, diffuso nell’Europa meridionale e allevato spec. nei giardini, comunemente detto tartaruga.

La tartaruga di mare, la famosissima Caretta caretta, è una specie protetta perché in via di estinzione. Talvolta si impigliava nelle retri dei nostri pescatori.

Qualche persona, ignara della proibizione, ne ha anche mangiato le carni giudicandole eccellenti.

Pastöravacche

Pastöravacche s.m. = Cervone


Il cervone (Elaphe quatuorlineata) è il più lungo serpente italiano ed uno tra i più lunghi d’Europa. La sua lunghezza può variare dagli 80 ai 240 cm, anche se raramente supera i 160. È di colore bruno-giallastro con le caratteristiche quattro scure barre longitudinali (da cui il nome scientifico). Vive nel sottobosco fino a 1000 m di altitudine. Non è velenoso.

Curiosità da Wikipedia:
“Secondo alcuni il nome cervone deriva dal fatto che i pastori che lo vedevano durante la muta scambiavano la pelle secca della testa per delle corna. Per altri il nome è dovuto alle piccole escrescenze presenti sul capo. Per altri ancora le corna sono virtuali ed indicano la nobiltà di questo serpente, tra i più grandi d’Europa.

È anche chiamato Pasturavacche in quasi tutte le regioni del centro-sud, in quanto la credenza popolare voleva che fosse attirato dal latte delle vacche e delle capre al pascolo, e che per procurarselo si attaccasse alle mammelle degli animali, o addirittura lo leccasse dalle labbra sporche dei lattanti.”

Insomma, fungeva esso stesso da pastoia per tenerli fermi, allacciandosi alle loro zampe posteriori.

Tutti ci credevano e gli anziani giuravano che era la verità!

Addirittura mia nonna mi raccontava che il serpente usasse penetrare di notte nelle case di campagna attratto dall’odore del latte e, una volta infilatosi nel letto, si attaccava al seno della donna per succhiarne il latte. Per evitare che il pupo si svegliasse, gli poneva perfino in bocca l’estremità della sua coda…