Ce truéme ammjizze ‘u balle? E àmm’abballé

Ci troviamo in mezzo al ballo e balliamo

C’è anche un’altra versione, lievemente diversa, ma del medesimo significato: Ce süme mìsse ammjizze ‘u balle, e abballéme!= Ci siamo inseriti in mezzo al ballo? E (perciò) dobbiamo ballare!

Questo Detto ricalca un po’ quello italiano che dice: “Hai voluto la bicicletta? E pedala!”

Molte volte ci si trova in un gorgo di traffico automobilistico. Ci tocca pazientare e…seguire la corrente.

Oppure quando capita di trovarsi nella calca, tra la folla, e non si può svicolare, anche volendolo.

Ringrazio il lettore Giuseppe Carpano di Cesena – Pinócce è nativo di Manfredonia – per il suo simpatico suggerimento.

Il Detto cala bene anche in senso metaforico. Ad esempio se, durante un lavoro edile di manutenzione conservativa, si scopre in corso d’opera un danno che comporta una spesa maggiore di quella preventivata, allora bisogna provvedere ugualmente al ripristino. Giacché siamo in ballo…

E che jà jèsse, de fjirre?

E che jà jèsse, de fjirre? loc.id. = E che, debbo essere di ferro?
Ammessa anche la versione: e che, àgghja jèsse de fjirre?

Questa esclamazione è ricorrente quando si esprime il limite della condizione umana di fronte ad eventi ritenuti insormontabili.

Un esempio: quando ci si trova davanti ad un lavoro immane: E che jà jèsse, de fjirre? = E che sono fatto di ferro? Come potrò mai affrontare questa fatica?

Un modo divertente è capitato di recente.
Una persona si è imbattuta assieme ai suoi amici in una vistosissima ragazza procace, con le curve al punto giusto e tutto il resto ben evidente: e che jà jèsse, de fjirre? = io sono fatto di carne, in questa stagione con gli ormoni galoppanti: come faccio a resistere di fronte a tale prorompente sex-appeal? La cosa potrebbe riuscire solamente se io fossi fatto di ferro, cioè di materia inanimata e resistente e temprata…Ma io sono fatto di carne, e la carne è debole!

Mirabile sintesi del dialetto: poche parole hanno espresso magistralmente tutto il pensiero che voi pazientemente avete letto dopo il segno =!

Esclamazione

Esclamazione: espressione o parola pronunciata con particolare enfasi che comunica allegria, ammirazione, sdegno ecc.

ad es:
Mamma möje = Mamma mia!
Vjéte a chi ce vöte = È tanto tempo che desideravo incontrarti.
Patecà = Che sorpresa!
Ghjachitemmùrte = Che ti venga un colpo!
Á capüte a jèsse! = Non dovevi sottovalutarla!
Madònne de Sepònte! = Incredibile! Che meraviglia!
Na persöne! = Una persona ora si mette in mostra!

Questa persona, l’oggetto della nostra critica o della nostra ammirazione, è presente di fronte a noi ma fa finta di nulla. Invece noi sappiamo qlcs sul suo conto, nonostante ce l’avesse meticolosamente celata, per modestia o per inganno.

Jògge ‘na persöne uà pajé i cumblemènde = Oggi qlcu deve pagare da bere (ad es. per una promozione, o perché dovrebbe festeggiare il suo compleanno)

Interiezione

Interiezione: emissione di voce non distintamente articolata che, frammezzata alle parole del discorso, esprime stati d’animo e reazioni emotive (p.e. mèh, ah!, Madò, mmh!, pih, bah! ecc.)

Meh, uagnü, jémecìnne! = Si ragazzi, andiamocene.

Mmh, jöve saprüte ‘u melöne! = Uhm, era saporito il mellone.

Mèndre ca stöve parlanne, pìh, e c’jì mìsse mmjizze! = Mentre stavo parlando io, toh, (inopportunamente) lui si è intrufolato!

M’àgghje pegghjéte ‘nu geléte da Tumasüne. Ooh, me sò arrecrejéte! = Mi son preso un gelato da Tommasino, Ah, me lo sono gustato moltissimo!

Ahó, statte nu pöche cìtte! Ca quèste jì chépe! = Sei pregato di fare un po’ di silenzio: rischi di causarmi una cefalea.

Ózze! = Interiezione di disgusto. Ózze, che škjife = Puah, che schifo!

Cìtte-e-cìtte

Cìtte-e-cìtte s.m. = Cipria per belletto.

Per ravvivare le gote, le nostre nonne usavano una cipria colorata di varie sfumature di rosa.

Bisognava usarne pochissima se no sembravano maschere di carnevale!

Allora due colpetti col batuffolo, uno di qua e uno di là: citte-e-cìtte.
Il trucco doveva essere discreto, infatti alla lettera il sostantivo significa: zitta-e-zitta, lo sappiamo solo io… e me stessa.

Moh, mìttete ‘nu pöche di cìtte-e-cìtte! = Dài, mettiti un po’ di cipria (sulle guance)!

Stranamente ha un’assonanza con il celebre motivo americano cantato in duettobda Louis Armstrong ed Ella Fitzgerald: “Cheek-to-cheek” [pronuncia cittucik] = guancia a guancia.