Bufanüje s.f. = Epifania
Dal lat. epiphania, a sua volta derivato dal gr. ephipàneja= Apparizione, comparsa, manifestazione.
È la Festa con cui la Chiesa commemora l’apparizione dell’Astro che guidò i Magi a Betlemme per adorare Gesù appena nato.
Ora più specificamente significa manifestazione della divinità di Cristo all’umanità. Difatti essi riconobbero in Lui il Messia, il Figlio di Dio venuto sulla Terra.
I nostri nonni chiamavano questa Festa Pasqua-Bufanüje. Le persone ultrasettantenni ricordano che la sera della vigilia, il 5 gennaio, dopo cena, si accendevano dei lumini ad olio davanti ai ritratti dei defunti e si lasciava il desco apparecchiato. Era credenza che durante la notte passassero le anime degli antenati a farci visita e bisognava scopare il pavimento per evitare che briciole di pane o noccioli di olive potessero recare disturbi al loro lieve camminare per casa.
Mia nonna, nata nel 1878, dopo il cerimoniale dei lumini, si metteva a letto e annunciava, in modo che noi nipotini potessimo sentire, il Titolo delle sue preghiere: “Cjinde crüce e cjinde avemmarüje per saluté la Pasqua-Bufanüje” = Cento segni di Croce e cento Ave Maria per salutare la Pasqua-Epifania.
E cominciava la sua lunga preghiera. Sono securo che soccombeva stramazzata per il sonno dopo poche poste….
Qualche sua coetanea più vivace raccontava che esisteva la maniera di rendere visibilli le anime che in processione scendevano sulla Terra. Ossia bisognava raccogliere nel corso di un anno tutto il cerume secreto dalle orecchie e farne una pallina. In essa si doveva conficcara un minuscolo lucignolo e dargli fuoco. Alla luce fioca di questa schifezza usata come candela si sarebbero viste le anime vaganti.
Io credo che era questo un invito a tenere pulite le orecchie – in assenza di cotton-fioc inventato decenni dopo – magari “scavando” con uno di quei ferrettini per capelli. Puah!