Sand’Andùnje c’ì ‘nnammuréte d’u purcjille..

Sant’Antonio si è innamorato del maialino…

Si dice esclamando e lasciando in sospeso la frase.

Tipico Detto manfredoniano per enunciare che non si comprende come possa piacere una persona (fidanzato, ecc.) o anche una cosa o un’azione.

Il riferimento è all’icona di Sant’Antonio Abate. Si festeggia il 17 gennaio, giorno di apertura del Carnevale [ Sand'Andunjie, mašchere e sune]. Nello stesso giorno gli allevatori fanno benedire gli armenti.

Il Santo nell’iconografia tradizionale, viene rappresentato con il maialino ai piedi o in braccio: è infatti il santo patrono degli animali domestici e da reddito.

Si vuol significare quindi che, come è inspiegabile il fatto che il Santo abbia in simpatia (se ne sia innammorato!) un animale così bruttarello e sporco, così non si comprende la simpatia (o infatuazione, o attaccamento) dell’interlocutore con una persona tanto brutta o insignificante.

(testo di Enzo Renato)

Nota: il termine purcjillepurchecjille.

Pe desedèrje de larde ho fecchéte u düte ‘ngüle au pùrche

Per desiderio de lardo ha ficcato il dito in culo al porco. (ózze! = puah!)

Il Detto è molto esplicito. Forse è indirizzato ai giovanissimi:

Per voglia di lardo si giunge al punto di commettere una certa azione o accettare una certa condizione (ha infilato il dito nell’ano del maiale, in quanto produttore del lardo !).

È chiaro che il significato non va preso in senso materiale. Ecco l’insegnamento che rivela saggezza e moralità dalla comica situazione.

Per volere a tutti i costi una certa cosa si arriva al punto di commettere una certa azione oppure di accettare una certa condizione, ovviamente non troppo “pulite”. Il che è esecrabile.

Grazie a Enzo Renato, fonte inesauribile di proverbi e detti manfredoniani.

A U Carrettjire

Al carrettiere

Carrettjire mazzanganne
pìppe de cröte e cannócce de cànne.

Carrettiere scansafatiche, pipa di creta e cannello di canna (cannuccia di palude).

La creta, chiamata tecnicamente argilla, col trattamento termico, diventa terracotta (come i laterizi o le brocche, le giare, ecc.). Creta è il prodotto crudo, estratto e lavorato, prima di passare nella fornace per la cottura.

I fumatori di una volta che avevano bisogno di avere le mani libere, come i rammendatori di reti da pesca, i carrettieri e gli artigiani, usavano questa pipa, dal costo molto modesto.

Era composta da tre pezzi: il fornello in terracotta, il cannello dritto e il cannello curvo, di diametro inferiore, innestati uno nell’altro.

Come carica usavano un pezzo di sigaro “Toscano” sbriciolato, puzzolentissimo. Taluni usavano il “Trinciato forte” un tabacco venduto in pacchetti di carta, già triturato, ugualmente stomachevole. Altri coltivavano in proprio, col rischio di beccarsi una multa, delle piante di tabacco salentino.

Immagino che non aspirassero il fumo di quel tabacco, acre e dall’effetto certamente devastante all’interno dei bronchi.

Quànne sì prumìsse ‘u purcjille, córre sóbbete p’a zuchelèlle

Quando qualcuno ti promettere un maialino, corri subito con una funicella (per portartelo via).

Questo bellissimo proverbio incita a non rimandare nel tempo una cosa che si può fare subito. C’è il rischio che colui che ha fatto la promessa (si può dire promettitore, o promettente? temo di no) ci ripensi su e cambi idea.

In italiano si può dire “chi ha tempo non aspetti tempo”, oppure “non rimandare a domani ciò che puoi fare oggi”.

Ma non è un’immagine così diretta come quella del porcellino che può volatilizzarsi….

Per la precisione, zuchelèlle = cordicella si può pronunciare anche nella variante: ‘a zuculèlle. Sono accettabili entrambe le voci.

Söpe ‘u cùtte, l’acqua frevüte

Alla lettera significa sopra una parte del corpo che si è scottata accidentalmente, invece di porre un balsamo lenitivo si butta acqua bollente, causando un ulteriore danno.

Come dire che i guai non vengono mai da soli.

In italiano si direbbe: piove sul bagnato. In questo caso potrebbe avere però anche una valenza positiva, come per dire: non basta il fatto che sia ricco di suo: è stato anche vincitore de un concorso a premi.

Frevüte è p.p. del verbo fèrve = bollire. L’acque jì assüte a fèrve = l’acque comincia a bollire.

Grazie Elena Gillhausen, tedesca di Manfredonia, per aver riportato le parole di sua madre, dandomi spunto per questa paginetta.