Purcjille Sant’Andùnje

Purcjille Sant’Andùnje s.m. = Coccinella comune

(tratto da Wikipedia)
“La coccinella comune (Coccinella septempunctata). è la più conosciuta fra le Coccinellidae.

Le elitre sono del tipico colore rosso accesso, con la presenza di tre punti neri per ogni elitra, ed uno sulla commissura, per un totale di sette punti, da cui deriva il nome di coccinella dai sette punti.

La Coccinella vive in ogni parte del mondo, e ovunque siano presenti gli afidi, che sono gli insetti che maggiormente fungono da base nella dieta delle coccinelle. Sia le larve che gli adulti della coccinella sono predatori degli afidi, e ciò permette il controllo naturale della crescita numerica degli afidi.

La stessa agricoltura biologica utilizza le coccinelle come strumento nella lotta biologica per combattere le infestazioni da afidi, permettendo una significativa riduzione nell’uso di pesticidi”.

Dopo questa bella spiegazione scientifica di Wikipedia, io mi chiedo perchè in dialetto la coccinella viene chiamata purcjille Sant’Andùnje… = Porcello di Sant’Antonio Abate.

Va bene che il Santo è raffigurato con un maialino, ma non con la coccinella!

Il Santo è festeggiato il 17 gennaio, inizio di Carnevale….

Mi sa che il colore rosso acceso delle elitre punteggiate di nero di questo simpaticissimo insetto deve ricordare un naturale vestitino carnascialesco.

È uno dei pochi insetti che non dà un senso di ribrezzo nel vederli, come accade per gli scarafaggi, i ragni, le mosche o le cavallette.

Mbòrme

Mbòrme avv. = Similmente, conformemente, in maniera confacente

Mbòrme accüme düce tó, jüje me n’avèsse jì ?= Secondo te (conformemente a come dici tu), io dovrei andar via?

Può essere anche voce verbale arcaica di mbùrmàrece = informarsi ( mò me ‘mbòrme = ora m’informo). O semplicemente stéche mbòrme = sono in forma.

Sapete che “nf” diventa sempre “mb”, almeno nella parlata più tradizionale: Mambredònje, Sambrangìsche, mbrònde, Samberdenànde ecc. = Manfredonia, San Francesco, in fronte, San Ferdinando, ecc.

Attenzione: il significato di questo termine è stato un po’ controverso dai miei abituali informatori. Chiedo soccorso ai lettori di FB, ai fan, e a chiunque possa dare una definizione verosimile di ‘mbòrme e possibilmente della sua origine lessicale.
Nel qual caso cambio tutto l’articolo.

Grazie!

Pe fé dispjitte a megghjèreme mò me lu tàgghje

Per far dispetto a mia moglie, ora mi eviro.

Un po’ più semplificato: pe despjitte de megghjèreme mò me lu tàgghje!

Questo proverbio cita la frase ipotetica che un marito sciocco avrebbe pronunciato con l’intento di realizzare il “taglio” allo scopo di far dispetto alla consorte.

Ovviamente il danno sarebbe stato solo suo! Figuriamoci in qual modo la donna poteva accogliere questa notizia!

Si cita il proverbio quando qlcu vuole compiere un atto inconsulto, una stupidaggine, la cui portata è esiziale solo per lui.

Che fé mò? Fè cüme a códde: “pe despjitte de megghjèreme…” = Che fai ora? Fai come disse quel tale: “per far dispetto a mia moglie (decido di andarmi a castrare)…”?

Jì a Nàpele pe ‘na rapèste

Andare (fino) a Napoli per (comprare) una rapa

È un atto spropositato, come dire non vale la pena, il gioco non vale la candela.

L’ho sentita dire dai miei suoceri negli anni ‘60. Si capisce dal contesto che per una sciocchezza si sono impiegati energie e capitali a dismisura. Non ne è valsa la pena.

Come andare a caccia di farfalle con un cannone!

Anticamente un viaggio a Napoli significava salutarsi con la famiglia, come se si dovesse andare in America. Quindi andare fino a Napoli per comprare un rapa è assolutamente spropositato.

Presumo, fintantoché non avrò la smentita da qualche lettore attento, che rapèste sia un modo strèuse, strano, deformato, sfottente di dire rapa.

Qualcuno, in maniera simile, afferma che Capacchione jètte a Nàpele pe ‘nu cappjdde (o in maniera meno rozza cappjille) andò a Napoli solo per comprare un cappello.

Canzonando l’allievo, il maestro artigiano, visto il risultato scarso alla fine della giornata, gli profferiva questà simpatica locuzione: sì jüte a Nàpele pe ‘na rapèste!. Ossia: hai speso tutto il tuo impegno e alla fine hai ottenuto un risultato irrisorio.

Cambéna sànde ca jìsse jì stéte

(Il suono della) campana (santa, della chiesa, che sta giungendo proprio in questo momento, conferma i miei sospetti) che lui è stato (l’autore del misfatto).

Il Detto praticamente potrebbe tradursi con la locuzione: Ci puoi giurare

Quando si cerca il colpevole di qualche malefatta, e si esprimono dei sospetti, può capitare un evento ritenuto rivelatore che conferma le congetture espresse. In questo caso è il suono della campana della chiesa, quindi un segnale sacro che viene dall’Alto. Allora i sospetti sono davvero fondati!

Il dubbio che diventa certezza, senza alcuna prova. Roba da far inorridire qualsiasi giurista.

Grazie a Enzo Renato per lo spunto fornitomi su www.facebook.com/parlamanfredoniano