Mètte ‘u zuppe a ballé e ‘u sciàlepe a candé

Alla lettera significa ordinare allo zoppo di ballare e al bleso di cantare.

Ossia, dare ordini sballati, cervellotici, inopportuni.

Tuttavia mi permetto di dire un paio di cose: il balbuziente o il bleso, miracolosamente, se li metti a cantare – ammesso che non siano stonati – se la cavano egregiamente. E anche lo zoppo, arrancando, magari dà dei punti a coloro che si sentono normodotati.

Fanno bene, i portatori di handicap, a protestare: “Siamo diversi? Diversi da chi?!”

Non sottovalutate mai nessuno.

Allora è meglio usare la frase: urdené a papòcchje = dare ordini senza discernimento.

Taratóffe

Taratóffe s.m. = Uovo di mare, o limone di mare

Non credo che abbia un nome specifico in lingua italiana.

Si tratta di un’ascidia (Microcosmus sulcatus) ricercata come frutto di mare un po’ speciale.

Si pesca su fondali rocciosi o sabbiosi coperti di detriti, ed è a forma di piccolo otre (max cm. 15), contenente un frutto giallo, con tunica arancione o rossa.

Il sacchettino contentente il taratóffe non è individuabile a causa della forte ricopertura di organismi epibionti (che vivono sopra altri organismii), come alghe, spugne, antozoi (animali a forma di fiore) o altre ascidie (animali a forma di otre che si nutrono per filtrazione).
….Come sono difficili queste ricerche!….

Il frutto è ritenuto un cibo afrodisiaco. Non tutti lo apprezzano però, perché emana un odore come di acido fenico, un tipo di disinfettante…

Era considerato cibo dei poveri, come i caperrüne = i murici , i mosce = mussoli e i carècchje = capesante e alle cozze pelose

Premmanènde

Premmanènde s.f. = Permanente

Parola che appartiene (spero) solo all’universo femminile.

Ondulazione artificiale dei capelli, realizzata con trattamenti chimici o termici. Dicesi permanente perché il trattamento porta a risultati duraturi. La crescita successiva dei capelli lisci spostava l’arricciatura verso il bordo inferiore, fintantoché si decideva di ricorrere nuovamente all’opera della parrucchiera.

Una volta era diffusa tra le donne che la facevano due volte all’anno per non strapazzare troppo la capigliatura.

Ora credo che non si usi più, basta una “messa in piega” settimanale, e qualche mèche ogni tanto.

I capelli così non vengono sottoposti a stress come per la permanente.

Dopo gli anni ’60, siccome ci eravamo tutti acculturati, grazie all’avvento della televisione, si diceva permanènde, simil-italiano, trascurando il fenomeno di metatesi linguistico dello spostamento della consonante (come frummàgge, frabbecatöre, fremmé, per formaggio, fabbricatore, firmare).

Andate al punto 5 di Ortografia e fonologia, nella barra iniziale di questo sito.

Njinde e mànghe séle

Njinde e mànghe séle loc.id. = Nulla di nulla

Alla lettera: niente, e nemmeno sale. Come se qlcu avesse ricevuto una minestra scarsissima e per sovrappiù scipita, insipida.

Si usa questa locuzione quando qualcuno non sa o non vuol dare alcuna giustificazione del suo operato, e tace ad oltranza. Oppure se qlcu se ne va, insalutato ospite, senza far alcun cenno di voce. Oppure se dal debitore non si ha alcun corrispettivo.

Che Mattöje t’ò déte i sòlde? Njinde! Njinde e manghe séle = Ma Matteo ti ha saldato il debito? Macché, non mi ha dato nulla di nulla.

Ce n’jì jüte senza düce njinde e mànghe séle = Se ne è andato, insalutato ospite.

Njinde

Njinde avv = Niente, nulla

In nessuna quantità, neanche un poco, spesso rafforzato

Poca cosa, quantità minima e trascurabile.

Nen ce völe njinde, e te ne vé ‘ndèrre = Basta un nonnulla per farti cadere.

Nella interiezione enjinde (dovrebbe essere n’jì njinde= non è niente) significa: non è cosa da poco, non è un’inezia, è una cosa grave.