Accenechéte

Accenechéte agg. = Concentrato, assorto

Quando qlcu è così assorto nei suoi pensieri, o intento ad eseguire un difficile lavoro manuale, dicesi che sté accenechéte = è assorbito, preso, immerso, raccolto. Si può usare anche l’agg. ‘ngenechéte.

Credo che questo stato, detto ‘ngecalènze. Ossia uno stato di cecità mentale che non consente di vedere altro che l’opera cui si è intenti.

Grazie al lettore che si firma Muzio Scevola per il gradito suggerimento.

Rósse e cavalle sfaccéte: spàrele ‘mbrònde appene néte

Rossi di capelli e cavalli vivaci, sparagli in fronte appena nati.

Le persone di pelo rosso e i cavalli vivaci, erano ritenuti indomabili.

Una lettrice mi fa notare che c’è anche una variante che dice:

Rósse de püle e cavalle stelléte: spàrele ‘nghépe appene so’ néte = Rossi di pelo e cavalli stellati: sparagli in testa appena son nati.

Sono detti ‘stellati’ (dotati di stella) quei cavalli dal pelo scuro che mostrano una macchia di pelame bianco abbastanza regolare, da sembrare una stella, tra i due occhi. Evidentemente anche questi cavalli avrebbero rappresentato una fonte di preoccupazioni per il loro padrone. Sarebbe stato meglio eliminarli presto, come anche i simpaticissimi umani dal pelo fulvo…

Ovviamente sono tutte sciocchezze.

Aggiungo questa versione. suggeritami da m.pia75, al precedente mio articolo pubblicato nel 2007, datandolo 2009 Questo è il bello del nostro sito. Per le rettifiche non si deve aspettare una “ristampa”: si fa tutto on line.

A Salvatore

Salvatöre, salvamónne,
salv’a mmè che stéche ‘nfónne;

Salvatòre salva pranze,
la fatüje sèmbe scanze;

Quanne sté ‘u megghje pranze
Salvatöre scappe annànze.

Salvatore, salva-mondo, salva me che sto a fondo (per carenza di moneta); Salvatore, salva pranzo, la fatica sempre scansa; Quando c’è il miglior pranzo, Salvatore corre innanzi (è il primo ad arrivare).

Ringrazio la lettrice m.pia75 per il divertente suo apporto.

Ndiscià

Ndiscià sopr. = Che vive negli Sciali, Palustre.

Chiarisco subito che Sciale, nella toponomastica locale, significa terreno sabbioso costiero, una volta acquitrinoso e impaludato.

Molta gente, prima della bonifica, traeva il suo sostentamento dalla palude che si estendeva da Siponto a Zapponeta. In dialetto venivano chiamati “scialajùle”. Costoro vivevano di caccia o più semplicemente catturando anguille, o tagliando giunchi per farne canestri, scope e fondi di sedie, o raccogliendo sanguisughe da vendere alla farmacia per taluni malanni che richiedevano il salasso.

Allora quidd’indiscià, erano “quelli che vivevano negli Sciali”. Almeno questo è quello che mi diceva mio padre, classe 1901.

L’indicazione generica è poi diventata soprannome della famiglia De Salvia, tutti musicanti, dall’orecchio sopraffino, che hanno operato per tutto il Novecento, e Giuseppe, il figlio maggiore di Pietro, è tuttora attivo col il mandolino e il violino ad allietarci nelle serate estive.

Ricordo Geseppe, Jennére, Ndenjócce, Petrüne, Lelüne, Tonüne. Un certo Ze Luìgge, se non erro, negli anni ’20 aveva allestito una scuola di ballo frequentato da pescatori che dovevano imparare i passi fondamentali. Suonava lui, la moglie e i figli, in casa, la sera per guadagnare qualche lira.

Palaciónne

Palaciónne sopr. = Marino, Pelagico

Dal latino Pélagus e dal greco Pelagòs = mare

Tutti i pescatori di Manfredonia raccontanto dell’esistenza di una città sommersa, fra Zapponeta e Torre Rivoli.

La leggenda è sorta nel IV secolo d.C. C’è chi dice che si tratta di una città reale, materia per l’archeologia marina.

Insomma di certo si sa solo che quel tratto di mare, in condizioni di limpidezza, mostra talvolta sui fondali delle porzioni di una pavimentazione basolata.

Recentemente una Rivista di archeologia ha pubblicato un articolo a tale riguardo. Cliccate sulla parola Rivista, che appare più chiara, e leggete!

Torniamo al nostro sprannome. Potrebbe derivare da S.Pelagia il famoso paese scomparso. Quindi significherebbe: proveniente da Santa Pelagia, o ancora: religioso del convento o devoto di questa Santa, come dire francescano.

Se vogliamo si potrebbe scovare un significato un po’ volgare: depilatore di peli dal pube femminile….Mi pare troppo forzato! Difatti dovrebbe cominciare con il verbo spelé o pelé, depilare.