Mbué

Mbué v.t. = Minacciare

Intimorire, terrorizzare, far rimanere di sasso.

Sacce cum’jì, ma Pàdre Püje me mbuöje a me = Non so com’è, la figura di Padre Pio di impietrisce (mi blocca, mi fa rimanere pensieroso, mi incute timore e rispetto).

So’ ssüte per rembruveràrle e quiddi delinguènde m’hanne mbuéte = Sono uscito per rimproverarli, ma quei delinquenti mi hanno intimorito.

Il termine è un po’ desueto. È usato ancora, ma solo dalle persone anziane.

Mègghje ‘na mala crianze ca ‘nu delöre de panze

Meglio passare per screanzato che soffrire per un mal di pancia.

Ovviamente il mal di pancia è causato da un bolo di gas intestinale trattenuto a lungo.

Perciò, per la propria salute, è opportuno liberarsi presto del ‘metano’ incorporato, possibilmente in luogo appartato.

Quelli meno formali lo fanno rumorosamente anche in presenza di altre persone, sorvolando sul fatto che si passa per screanzati. Una scorreggia, lo dice la parola stessa, è scorretta.

Ringrazio il lettore Sator del buon suggerimento (a inserire il proverbio non a emettere un peto!)

Rùtele

Rùtele s.m. = Tortiera

Teglia di forma rotonda in cui vengono cotte in forno le torte, ma anche altre vivande.

Generalmente è di alluminio, ma quelle più antiche erano di terracotta. Io le ricordo piene di patate e capozzelle di agnello preparate a rjanéte e mandate a cuocere nel forno pubblico.

Il termine è usato solo dalle persone più anziane, ed è destinato a scomparire. Ora si dice turtjire = tortiera.

Jì rónne-rónne

Jì rónne-rónne loc.id. = Prenderla alla larga.

Iniziare un argomento partendo a molto lontano, tanto che l’interlocutore non sa dove il narrante vuol andare a parare.
Dopo un lungo discorso, arrivati al dunque, l’ascoltatore sbotta in: ma dìlle candànne ‘u fatte! = ma vieni subito al sodo! Alla lettera: dillo cantando, il fatto (senza girarci tanto attorno).

Nen tenì vöce ‘ncapìtele

Nen tenì vöce ‘ncapìtele loc.id. = Oscuro, insignificante

Il Capitolo della locuzione è il Consesso Capitolare dei Canonaci della Cattedrale; solo ad alcuni di essi era riservato il diritto di voto e di intervento in una discussione.

Quindi ‘aver voce in capitolo’ significa essere autorevole, concorrere alle più importanti decisioni

La locuzione sta a significare che colui a cui è rivolta l’espressione non ha nè l’autorità, nè la capacità di esprimere pareri o farli valere, non contando nulla.

Insomma è uno che deve tacere, che non può esprimere pareri,