Chjórme

Chjórme s.f. = Ciurma, equipaggio, gruppo.

Gruppo di uomini addetto ad una specifica incombenza, come ad es. mantenere il governo della barca, o scaricare a spalla un carico di merce, ecc. Precisamente sono uomini sottoposti al comando di un capo-ciurma (traducibile in dialetto con chépe-chjórme).

In genere è usato in senso spregiativo.

Per estensione si intende un gruppo di persone piuttosto numeroso e compatto, magari un po’ prepotente o chiassoso. Qualcuno identifica anche un gruppo dii preti che segue la processione, o è intento a celebrare un intermibnabile Pontificale.

Quelli che si associano su facebook fanno parte di una chjórme?

Da tand’anne jì mùrte Pjitre e angöre mò ce sènde ‘u fjite!

Da tanti anni è morto Pietro e solo ora si sente la puzza.

Si cita questo detto quando viene “riesumato” figuratamente un argomento vecchio “morto e sepolto” e se ne riparla magari anche in modo acceso.

Oppure, quando una parsona anziana come me parla e riparla sempre dello stesso argomento…

Uh, sò tand’anne ca ji mùrte Pjitre! = Uhf, sono (passati) tanti anni….e tiri fuori ancora questo argomento!

Sagrestüje

Sagrestüje s.f. = Sacrestia (o sagrestia)

Locale della chiesa in cui i sacerdoti si preparano per le funzioni e dove si conservano gli arredi sacri.

Una volta era adoperata anche per celebrare matrimoni, diciamo non solenni, quanto la sposa era già incinta e ritenuta non degna di indossare l’abito bianco.

Comunque, dato che il matrimonio ha la dignità di un Sacramento, il Concilio Vaticano II ha tolto questa discriminazione. Tutti i matrimoni religiosi si celebrano ora nella Chiesa, a prescindere dall’eventuale gravidanza della sposa.

Purtroppo queste celebrazioni a volte non hanno nulla di religioso. La chiesa diventa una passerella per sfoggiare eleganza e sfarzo. Difatti il chiasso che si sente durante tutta la cerimonia evidenzia la totale mancanza di partecipazione dell’assemblea alla sacra liturgia.

La persona incaricata della custodia e della pulizia di una chiesa, è detto sagresténe = sagrestano

Jì taljànne

Jì taljànne loc.id. = Bighellonare, gironzolare

In Sicilia usano il verbo taliare per dire: guardare, osservare.

Quello che fanno i vagabondi scansafatiche: vanno in giro a guardare, a oziare, a zonzo senza concludere nulla.

Un po’ come dire jì jattjànne, oppure jì caserjànne.

Paperesciàrece

Paperesciàrece v.i. = Pavoneggiarsi

La lingua italiana si riferisce al pavone e il nostro dialetto…alla papera.

Tipico della gioventù. Mi vengono a mente i versi di Leopardo nel “Sabato del villaggio”, imparati a memoria mezzo secolo fa, in seconda media;

“Tutta vestita a festa
la gioventù del luogo
lascia le case e per le vie si spande,
e mira, ed è mirata,
e in cor s’allegra…”

Forse ho modificato qualche parola: non ho il testo per verificare.

‘I vì, cüme ce paperescèjene (oppure ce vanne paperescianne!) = Eccoli come si pavoneggiano!