Ciüme de répe

Ciüme de répe s.f. = Cime di rapa

Le cime di rapa (Brassica Campestris Cymosa) sono i racemi non ancora fioriti dell’ortaggio, di cui si mangiano le foglie più tenere e le infiorescenze.

Sono da consumarsi previa cottura ed hanno un sapore molto caratteristico, leggermente amarognolo e piccantino.

La coltivazione avviene soprattutto al sud, in quanto la pianta predilige un clima caldo.

Tipico della Puglia il piatto “orecchiette con le cime di rapa”, condite con olio, aglio, peperoncino e acciuga salata diliscata (o anche con l’olio crudo per i delicati di stomaco).

Papagghjöne

Papagghjöne s.m. = Zanzariera

Zanzariera a baldacchino, montata attorno al letto, molto usata nelle campagne per difendersi dalle punture dell’anòfele, (zanzara che trasmette il plasmodio della malaria).

Ricordiamoci che le campagne del Tavoliere per la presenza di paludi, erano infestate da questi insetti e che i lavoratori della terra che le frequentavano erano inesorabilmente colpiti dalla malaria. Si combatteva la malaria con il Chinino (‘u Chenüne) e proteggendosi con questi veli dall’assalto delle zanzare.

Ovviamente non esistevano né insetticidi e né Autan.

Per evitare speculazioni, la produzione del farmaco fu affidato ai “Monopòli di Stato” alla fine del 1800.

Il “Chinino di Stato” fu posto in vendita nelle tabaccherie, perché era un prodotto del Monopolio, ma sopratutto perché le rivendite erano diffuse capillarmente anche nei centri rurali, ove le farmacie non erano presenti.

Con la bonifica del lago Salso e delle paludi costiere della Capitanata, avviata a fine ’800 e accelerata negli anni ’30, oggi nel Tavoliere la malaria può dirsi completamente debellata.

Papjònne

Papjònne s.f. = Papillon, cravatta a farfalla

Il termine, nella pronuncia, è tel-quel al francese papillon, farfalla.

I nostri genitori dicevano indifferentemente papjònne o scullüne (dim. di scòlle = cravatta, come dire cravattina).

Ovviamente era usato dal popolino solo nelle grandi occasioni (per il matrimonio proprio o quando testimoniava alle nozze altui). Indossare il papillon era prerogativa dei signori, dei cocchieri e dei camerieri in servizio di gala.

Per gli elegantoni che volessero annodarsi il farfallino possono trovare la descrizione e il filmato cliccando su papillon.

Tagghjatöre

Tagghjatöre s.m. = Tagliatore

Strumento del fabbro. Si tratta di un grosso scalpello a codolo.

Infilato il codolo in uno dei due fori generalmente presenti sul piano dell’incudine, mostra il taglio rivolto verso l’alto.

Il ferro da tagliare, una volta arroventato, viene posto sopra il cuneo tagliente e lo si martella rigirandolo un paio di volte, fino al distaco delle parti da recidere. Perciò il tagliatore agisce passivamente: non si batte sullo scalpello ma sul ferro.

Quando il tagghjatöre non è utilizzato viene riposto, sempre per il codolo, in una apposita staffa sul ceppo dell’incudine.

Söghe

Söghe s.f. = Sega

Strumento metallico usato per tagliare corpi solidi (legno, laterizio pietre dure, metalli).

Nella sua forma più semplice, è costituito da una lama d’acciaio munita di denti e retta da un telaio. Questo strumento è spinto a mano con un movimento di vai e vieni.

Se la lama dentata è unita ad un manico chiamasi serràcchje = saracco.

Quello lungo anche due metri con due impugnature dicesi strungöne.

Fin qui le seghe usate manualmente. Quelle elettriche sono a nastro dentato o a disco di acciaio temperato o diamantato (flex).