Patraške

Patràške s.m. = Passero

Il passero domestico [o passera europea o passera oltremontana (Passer domesticus, Linnaeus 1758)], chiamato più spesso semplicemente passero, è probabilmente l’uccello più diffuso e noto in Italia e in Europa, sia nelle città, sia nelle campagne (da Wikipedia).

Il termine molto vagamente somiglia all’inglese sparrow ed è del tutto desueto: lo ricordano solo gli ultraottantenni…

Grazie alla lettrice Anna Maria per il suggerimento.

Ora è più diffuso il vezzeggiativo/diminutivo passarjille = passerotto, con cui i più maliziosi identificano il pisellino degli adolescenti, quello in età pre puberale, analogamente a vucjille = uccello.

Fiurètte

Fiurètte s.m. = Pennichella

Sonnellino, specificamente quello pomeridiano che segue il pasto di mezzogiorno, specie nelle giornate estive.

Meh. jémece a fé ‘stu fiurètte = Bene, ora che abbiamo finito di pranzare, andiamo a fare una dormitina.

Io presumo che derivi da fiöre mezziùrne, ossia il periodo più caldo della giornata, detto controra dai napoletani, rproprio perché qualsiasi attività eseguta in quelle ore è contro la logica…saudita, che impone immobilità assoluita.

Ovviamente fiurètte può avere anche lo stesso significato dell’italiano “fioretto” nel senso di atto di rinuncia fatto per devozione.

Meh, facjüme ‘stu fiurètte… = Bene, facciamo questo sacrificio… (ossia: rinuncio alla discussione, altrimenti, se dovessi dar retta alla mia indole, sarei portato a spaccare il muso a questo tipo sconclusionato…)

Fiöre-mezziùrne

Fiöre-mezziùrne s.m. = Mezzogiorno pieno.

Si intende indicare con questa locuzione il periodo più caldo delle giornate estive, quando è sconsigliato eseguire alcuna attività, che va da mezzogioro alle ore 15, periodo dedicato al pranzo e alla successiva pennichella.

Che vé facènne de fiöre-mezziùrne? = Che vai facendo di così importante proprio in queste ore? È meglio che torni a casa tua per evitare un’insolazione!

Fé ‘a putténe a credènze

Fé ‘a putténe a credènze loc.id. = Rimetterci, perderci completamente.

Andare completamente in passivo pur sapendo che l’affare in cui ci si è imbarcati non avrebbe offerto molte possibilità di successo.

Il detto si cita quando qualcuno ci propone di associarci in un’impresa che chiede rischio, magari al limite della legalità, senza garantirci un congruo tornaconto.

E che mà fé, ‘i putténe a credenze? = E che dobbiamo rimetterci?

Ossia: che dobbiamo fare, come le prostitute – che notoriamente si fanno pagare in anticipo le loro prestazioni professionali – a rischio di rimetterci il proprio compenso se dilazionato nel tempo (e poi chi s’è visto s’è visto)?

- Meh? cüme jéme? – Uì, facjüme i putténe a credenze!… = – Allora, come andiamo? – Ecco, facciamo gli affari a perdere! Ossia: ci prodighiamo impiegando tempo, fatica, e rischio ma senza ottenere una soddisfacente contropartita economica.